Anatomia di una vittoria: il trionfo di Ben Dhiman all’UTMB
WORDS → Francesca Robasto
DATE → 2026-09-03
Ecco come l’atleta Amazfit ha conquistato la gara regina di Chamonix.
Dietro le 18 ore, 16 minuti e 41 secondi con cui Ben Dhiman ha trionfato all’UTMB 2026 non c’è una fiammata improvvisa, ma la precisione matematica di una preparazione rivoluzionata. Dopo due ritiri nelle prime partecipazioni e il secondo posto del 2025, l’ultramaratoneta americano ha riorganizzato il proprio allenamento ribaltando le metriche tradizionali per costruire un vero e proprio ”motore diesel”, in grado di sostenere l’usura dei 170 chilometri e quasi 10.000 metri di dislivello del percorso alpino.
A raccontare la scienza di questo successo sono i rilevamenti del suo Amazfit Cheetah 2 Ultra, il dispositivo che lo ha accompagnato durante i mesi di avvicinamento e lungo tutto l’anello del Monte Bianco. Rispetto al 2025, Dhiman ha aumentato del 30% il volume complessivo di lavoro nelle 12 settimane prima della gara, sfondando più volte le 100 ore mensili e accumulando a luglio ben 12.000 metri di dislivello positivo a settimana. Al contempo, l’atleta ha tagliato del 50% le sessioni ad alta intensità. L’obiettivo era chiaro: rinunciare a un pizzico di brillantezza in salita per abituare le fibre muscolari ed emotive a prendere decisioni lucide sotto l’effetto della fatica estrema.
Un approccio metodico confermato dal bilanciamento delle attività: l’80% del blocco estivo è stato dedicato alla resistenza pura, tra uscite di 6 ore in montagna e tapis roulant inclinato, mentre il restante 20% è stato riservato alla forza e al condizionamento. Tra i test chiave realizzati a ridosso dell’evento figura la simulazione da Chamonix a Courmayeur: 75 chilometri condotti a 134 battiti medi per saggiare la risposta del corpo prima del taper finale.
In gara, la gestione del ritmo ha fatto la differenza. Mantenendo un passo medio effettivo di 6:27 min/km, Dhiman ha scavato un solco inesorabile sugli inseguitori, superando i 30 minuti di vantaggio già a Vallorcine. Al traguardo di Chamonix, con un consumo calorico stimato dal Cheetah 2 Ultra in 9.911 kcal, pari al fabbisogno di tre giorni per un adulto, il corridore statunitense ha dimostrato come la costanza dei volumi sappia trasformare la sofferenza dell’ultra-trail in una prestazione perfetta.
