Come nasce la MH900 di Quechua
WORDS → Francesca Robasto
DATE → 2026-06-12
Un giorno a Chamonix per capire come nasce la MH900, la nuova scarpa hiking di Decathlon.
Ai piedi del Monte Bianco, dove Francia, Italia e Svizzera si incontrano e dove i sentieri iniziano appena fuori dalla porta di casa, le montagne non sono uno sfondo. Sono un laboratorio. È qui, a Chamonix, che siamo arrivati per scoprire come nasce la MH900, la nuova scarpa da hiking di Quechua. Un prodotto che racconta bene una delle sfide più ambiziose nel mondo dell’outdoor: creare una scarpa ad alte prestazioni mantenendo un prezzo accessibile.
Per capire come sia possibile bisogna partire dal luogo in cui tutto prende forma. Arriviamo la sera, esploriamo la città, e la mattina sveglia presto per godere a pieno della giornata. Colazione ricca e abbondante e ci dirigiamo verso il Mountain Store di Decathlon, a pochi chilometri da Chamonix. Qui la montagna non è soltanto il contesto in cui vengono utilizzati i prodotti, ma il punto di partenza da cui nascono. È il posto in cui un’intuizione diventa un prototipo e, dopo anni di lavoro, un prodotto finito. Lo store ospita anche gli spazi dedicati alla progettazione e allo sviluppo, permettendo ai team di lavorare immersi nell’ambiente per cui progettano. Un modo per rimanere costantemente a contatto con le esigenze reali degli escursionisti e comprendere meglio chi utilizzerà quei prodotti sul terreno.
Ma come nasce davvero una scarpa Decathlon? E, in particolare, come è nata la MH900?
Durante la visita abbiamo incontrato Sébastien Genez, shoe designer del progetto, che ci ha accompagnato attraverso le varie fasi di sviluppo della MH900. Dalla scelta delle linee e delle proporzioni fino allo studio dei colori, ogni elemento viene valutato attentamente. Non solo per ragioni estetiche ma per garantire che la scarpa possa integrarsi con il resto della collezione Quechua e, allo stesso tempo, trovare spazio nella quotidianità di chi la indossa.
Perché una scarpa come la MH900 non nasce da un singolo designer o da una singola idea. Dietro il progetto lavora un team multidisciplinare con figure che collaborano per anni su un obiettivo comune. Un dettaglio che spesso sfugge quando ci troviamo davanti allo scaffale di un negozio e scegliamo una scarpa in pochi minuti. Quello che vediamo è il risultato finale. Quello che non vediamo sono i due o tre anni di ricerca necessari per arrivarci.
In fase di progettazione la complessità emerge soprattutto quando si parla di materiali. Ogni componente viene selezionato valutando tre fattori fondamentali: peso, sostenibilità e costo. Un equilibrio delicato, soprattutto quando l’obiettivo è realizzare una scarpa performante senza allontanarsi da una fascia di prezzo accessibile. Per la MH900 questa sfida era particolarmente evidente. Fin dall’inizio il prezzo finale di vendita era stato definito e tutte le scelte successive sono state costruite attorno a quel vincolo. Ogni materiale, ogni componente e ogni soluzione tecnica dovevano contribuire a raggiungere il risultato senza compromessi sulle prestazioni.
Una scarpa da hiking vive a contatto diretto con il terreno e deve rispondere a esigenze molto concrete. Deve offrire grip, ovvero la capacità della suola di aderire alle superfici, e trazione, la capacità di mantenere presa durante la progressione su terreni irregolari, fangosi o rocciosi. Per questo la progettazione della suola occupa una parte importante dello sviluppo.
Corrado Giambalvo di Vibram ci ha raccontato come la collaborazione tra le due aziende abbia portato alla realizzazione di una suola progettata per massimizzare aderenza e resistenza all’abrasione. Prima di arrivare alla versione definitiva vengono realizzati prototipi, simulazioni e test continui per trovare il miglior compromesso tra grip, leggerezza e stabilità. È uno di quegli aspetti che spesso passano inosservati. Eppure, proprio il fatto che non ci si debba pensare durante la camminata rappresenta il successo del progetto. La stessa filosofia è stata applicata all’impermeabilità. Per il team era fondamentale creare una scarpa capace di affrontare condizioni meteo variabili senza appesantirsi e senza assorbire acqua. Una caratteristica che richiede attenzione non soltanto alla membrana, ma a tutti i materiali che compongono la struttura della scarpa.
Parlando con Olivier Weber, product engineer che lavora in Decathlon da oltre venticinque anni, emerge chiaramente quanto sviluppo e innovazione siano guidati dall’osservazione dell’utilizzatore finale. Ogni progetto parte da un brief, ma trasformare un’idea in un prodotto concreto richiede continui compromessi, sperimentazione e una profonda conoscenza delle esigenze di chi frequenta la montagna.
E se tutto questo può sembrare astratto, il momento della verità arriva inevitabilmente sul sentiero. Nel pomeriggio il cielo sopra Chamonix decide di collaborare con il test. Inizia a piovere mentre ci prepariamo a partire; condizioni ideali per verificare sul campo quanto raccontato durante la mattinata.
Tra rocce bagnate, fango e sentieri umidi, la MH900 si comporta esattamente come promesso. Il grip rimane costante, l’impermeabilità fa il suo lavoro e la sensazione generale è quella di una scarpa pensata per accompagnare il cammino senza richiedere attenzioni particolari. Al termine dell’escursione ci aspetta una conclusione inaspettata; la food designer Perrine Bettin ha trasformato il concetto stesso della scarpa in un’esperienza gastronomica, reinterpretando attraverso sei assaggi i diversi strati che la compongono e il suo rapporto con il terreno. Un mix di sapori mai sperimentati, da un infuso di terreno fino a una crema di finocchio e limone servita su una pietra di granito.


















Mentre rientriamo sotto la pioggia, con le scarpe ancora sporche di fango, una cosa appare chiara. La MH900 non è soltanto il risultato di una giornata di test. È il punto di arrivo di anni di ricerca, decine di professionisti coinvolti e oltre sessanta componenti che devono funzionare all’unisono. Un lavoro che spesso rimane invisibile, ma che si percepisce nel momento in cui si allacciano le scarpe e si inizia a camminare. Accanto alla versione standard, Quechua propone anche una MH900 Light, pensata per un utilizzo più versatile e quotidiano. Una variante che conferma la direzione intrapresa dal brand: creare prodotti capaci di muoversi con naturalezza tra il mondo outdoor e quello urbano, senza rinunciare alle prestazioni che la montagna richiede.
