Dentro il rito di Chamonix

WORDS → Simone Bertelli

DATE → 2026-09-01

Dietro le quinte dell’UTMB Mont-Blanc con Hoka

Durante la settimana dell’UTMB Mont-Blanc, Chamonix cambia volto. Decine di migliaia di persone tra runner, accompagnatori, volontari e appassionati si riversano per le sue strade creando un’atmosfera difficile, se non impossibile, da descrivere. Percorrendo le vie e i sentieri del paese, si incontrano runner intenti a completare l’ultima shakeout run prima della grande partenza, familiari e amici impegnati negli ultimi preparativi e tantissimi appassionati arrivati anche solo per assistere alla gara. È una presenza costante che cresce con l’avvicinarsi della partenza e che rende evidente quanto l’UTMB sia un pilastro per Chamonix.

È in questo contesto che abbiamo avuto l’opportunità di vivere la settimana insieme ad Hoka, title sponsor dell’evento. Non eravamo semplici spettatori: abbiamo potuto seguire la competizione da vicino, spostandoci tra i sentieri e i luoghi in cui la gara prende forma. Prima della competizione, c’è anche il tempo per correre. Lo facciamo testando la nuova Hoka Tecton X 4, che ci è stata presentata al Flylab, il quartier generale Hoka per questa edizione, da Jared Smith, Senior Product Line Manager e Hayden Hawks, atleta del team. Il test consiste nel percorrere l’ultimo tratto della gara, i sette chilometri di discesa che conducono dall’area di La Flégere fino al centro di Chamonix, in compagnia di Thibaut Garrivier, sesto classificato all’UTMB nel 2023 e vincitore della CCC nel 2021. È un modo concreto per entrare nel vivo dell’evento: non soltanto osservando le montagne dal basso, ma muovendosi al loro interno, nel il territorio che è parte integrante del circuito.

Venerdì, arriva il momento della partenza della gara regina, UTMB: 174 chilometri con 9.900 metri di dislivello attendono i runner. La partenza al tramonto è spettacolare. Subito dopo ci spostiamo verso il primo passaggio della serata, Saint Gervais. Ad accompagnarci Yannick, una guida alpina locale che durante il percorso ci racconta alcune curiosità e caratteristiche sulle montagne che stiamo attraversando. Ad attendere ci sono già centinaia, se non migliaia, di persone ad aspettare gli atleti. Dopo poco i primi iniziano ad arrivare: il ritmo è folle e il tifo assordante. Al comando c’è Vincent Bouillard, già vincitore di Western States 100 quest’anno, che sarà però costretto al ritiro.

Subito dopo il passaggio della testa della corsa risaliamo velocemente sul van per raggiungere il punto successivo. Dopo poco arriviamo a Notre-Dame-de-la-Gorge, uno dei passaggi più iconici del percorso, dove l’atmosfera è completamente diversa: siamo immersi nel bosco lungo una delle salite più ripide di tutta la gara, ma il pubblico è ancora più numeroso. Distribuiti sui due lati del sentiero, i tifosi creano un corridoio che lascia appena lo spazio necessario al passaggio di un corridore per volta. Dopo poco più di 30 chilometri la testa della corsa è cambiata: al comando c’è l’americano Ben Dhiman, reduce da due ritiri consecutivi e da una seconda posizione nella scorsa edizione. Tra le donne, invece, è l’australiana Lucy Bartholomew a guidare la gara, seguita da vicino dalla francese Blandine L’Hirondel, poi vincitrice di questa edizione. Sul van per tornare a Chamonix, bloccati nel traffico, osserviamo il lato destro della valle: un fiume di luci in movimento sembra non finire mai. Sono le lampade frontali dei runner che continuano a percorrere i sentieri. Quest’anno sono 2407 i partenti.

La mattina successiva la sveglia è all’alba. Ripartiamo verso Champex-Lac, altro punto simbolico del percorso, dove gli atleti hanno già percorso quasi 130 chilometri. Facciamo colazione in un bar dove, ci racconta Yannick, è stata ideata per la prima volta la Petite Trotte à Léon, la PTL, la gara più lunga della settimana con i suoi 300 chilometri e 25.000 metri di dislivello positivo.

Poco dopo passa il primo corridore, ancora Ben Dhiman, ormai con un vantaggio di oltre venti minuti sul francese Baptiste Chassagne. Anche qui l’atmosfera è diversa. I tifosi sono ancora numerosi nonostante l’orario ma l’atteggiamento sembra essere cambiato: al tifo si aggiunge una forma di rispetto per la prova che gli atleti stanno affrontando. Dopo più di 100 chilometri la fatica inizia ad essere evidente sui loro volti ma la testa della gara continua a muoversi rapidamente.

Dopo quasi due ore di viaggio, rientrati in paese dove le strade sono già colme di persone, trovare un buco da cui vedere il traguardo non è semplice. Il rumore del pubblico cresce, la folla si stringe e, finalmente ecco che il primo entra tra le vie. È Ben Dhiman. Sul suo volto si leggono sfinitezza, emozione ma soprattutto la consapevolezza di aver appena scritto una pagina di storia dell’UTMB: taglia il traguardo dopo 18 ore e 16 minuti, diventando il primo uomo a scendere sotto il muro delle 19 ore.

Poco dopo la folla torna ad aspettare. È il turno Blandine L’Hirondel, che arriva in lacrime al traguardo. Dopo il ritiro dello scorso anno, la francese conquista la vittoria in 21 ore e 54 minuti, diventando la prima donna a completare l’anello in meno di 22 ore. Gli arrivi continuano per tutto il giorno e tutta la notte successiva e, con loro, si conclude anche la nostra settimana a Chamonix. L’ultimo appuntamento è il closing party di Hoka, dove abbiamo l’opportunità di condividere la serata con alcuni degli atleti più importanti del momento, tra cui Francesco Puppi, Rod Farvard e Hayden Hawks. Vivere questa esperienza insieme ad Hoka ci ha permesso di osservare questa storia da vicino, attraversando alcuni dei luoghi più iconici che contribuiscono a rendere l’UTMB molto più di una gara di trail running.

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