Estremamente Millet Tour du Rutor

WORDS → Francesca Cassi

DATE → 2026-07-17

Highlights del Tour du Rutor Extrême firmato Millet. Estremo, preciso, provante: due giorni di avventura in Valgrisenche con i più forti atleti del mondo che si sfidano sullo storico percorso

Eccola, la più tecnica delle tappe italiane della Grande Course. Anche quest’anno il Tour du Rutor è stato, come da manuale, estremo. Tecnica, forza e resistenza: questo è stato richiesto alle quasi trecento coppie di atleti e atlete che hanno affrontato la gara, nello spettacolare ambiente alpinistico e ostile che sa tirare fuori il meglio da chi si mette in gioco.

L’ultimo weekend di marzo, sabato 28 e domenica 29, ha visto sfilare i più forti scialpinisti al mondo sulle cime valdostane di La Thuile, Valgrisenche e Arvier, con Millet come partner tecnico della gara. La collaborazione è ormai decennale ed è stata nuovamente consolidata pochi giorni prima dell’evento, con il contratto di sponsorizzazione firmato da Romain Millet, CEO di Millet Mountain Group. 

«Sono molto orgoglioso di continuare ad associare il nostro marchio a questo storico evento di scialpinismo» ha dichiarato. «I tracciati d’alta montagna, proposti dalle guide Marco Camandona e Roger Bovard, atleti del Team Millet, sono semplicemente maestosi. Il momento clou che ogni concorrente sogna è senza dubbio l’attraversamento del ghiacciaio del Rutor. Non vedo l’ora di sostenere i partecipanti quest’anno, durante il briefing di venerdì 27 marzo».

Questa ventiduesima edizione del Millet Tour du Rutor Extrême ha visto numeri da record. Ben 277 squadre a due elementi, in rappresentanza di diciannove nazioni. Un dato importante da rimarcare, è il numero di donne in aumento — circa il 10% dei partecipanti.

A questi numeri bisogna aggiungerne altri da non sottovalutare: quello dei partecipanti della salita non competitiva “Team 85”, andata in scena la domenica; e i circa cento giovani atleti che hanno corso individualmente su percorsi a loro dedicati il sabato pomeriggio. Under 20, 18, 16 e 14 si sono sfidati su percorsi che non hanno niente da invidiare a quello senior, tecnici e selettivi.

La gara

«Una giornata memorabile per tutti i concorrenti», parola di Marco Camandona.

E così è stato, ma non solo per una giornata, per tutto il weekend. Gli atleti e le atlete si sono immersi nell’atmosfera unica del Millet TDR già venerdì sera, durante il brief tenuto da Marco Camandona e Roger Bovard. Un momento collettivo molto importante per la gara, che ha visto riuniti ad Arvier scialpinisti e scialpiniste da tutta Europa. Le indicazioni di Camandona e Bovard, forti della loro esperienza, sono ogni anno fondamentali per tutti, dagli esperti agli amatori.

La prova inaugurale è partita il giorno dopo dal centro di La Thuile. Direzione: Valgrisenche. Oltre 2400 metri di salita su un itinerario che ricalca in parte quello del ’33 — ovvero quello della “prima edizione” del Tour du Rutor, allora conosciuto come “Trofeo del Rutor”. Come durante l’edizione 2024, i concorrenti si sono preparati per una spettacolare traversata su uno dei ghiacciai più grandi della Valle d’Aosta. Nonostante le previsioni meteo incerte, soprattutto per quanto riguardava il vento, la giornata è stata tersa e limpida — si sa che la fortuna, dopotutto, premia gli audaci.

Un folto pubblico si è spalmato su tutto il percorso, impressionante il primo cambio assetto al Dome de la Maisonnette, 600 metri di dislivello sopra le piste di La Thuile, dove le prime coppie sono arrivate in tutta scioltezza. La seconda giornata, la tappa decisiva, è andata in scena dove è nato il TDR più moderno, in una specie di viaggio che dal passato ci ha riportati al presente. Partenza e arrivo dalla località di Planaval, nel comune di Arvier, con uno spettacolare e dinamico anello intorno allo Château-Blanc. L’itinerario ha portato gli atleti sulla vetta, a quota 3422 metri, dopo gli alpeggi Orfeuille e Plan-Petet, per un dislivello positivo di circa 2300 metri.

Atleti, atlete

La rosa dei protagonisti era di così alto livello — tra gli altri, la coppia vincitrice della Pierra Menta Mardion-Gachet, le capitane delle rispettive nazionali De Silvestro-Mollaret, ma anche le coppie Boffelli-Oberbacher e Bruzzos-Vasinova, che puntavano dritti al circuito dopo la vittoria della Transcavallo — che azzardare pronostici sarebbe stato davvero difficile. Il resto del cast era altrettanto stellare: puntavano a un posto sul podio anche le squadre Equy-Damevin, Magnini-Palzer e Maguet-Nicolini in campo maschile; Veronese-Ghirardi e Junod-Compagnoni al femminile. 

Dopo due tappe, 5000 metri di dislivello totali, 50 km di sviluppo, almeno 20 cambi assetto, 3 chilometri di creste e canali con passaggi oltre i 3000 metri di quota, hanno trionfato Davide Magnini e Anton Palzer per la categoria maschile (con crono finale di 5h17’24”); e Axelle Mollaret e Alba De Silvestro per la categoria femminile, dominatrici assolute di entrambe le tappe (6h02’50”). Completano il podio Giulia Compagnoni e Noemi Junod (6h43’10’’) e Ilaria Veronese con Corinna Ghirardi (7h13’34’’). Magnini e Palzer hanno invece conquistato la seconda tappa e dominato la classifica, davanti alla coppia Gachet-Bon Mardion (5h18’18”) che aveva riportato la vittoria durante la prima giornata. Terzo posto per i francesi Equy-Damevin (5h18’23’’).

Team 85

Per i non agonisti alla ricerca di emozioni forti e dello spirito del vero TDR, è tornata anche quest’anno l’iniziativa Team TDRx85. Con partenza da Planaval, gli amatori potevano partire in piena autonomia tra le 6:30 e le 9:30, per arrivare nei pressi di Plan Petet Alta (2360 mt). 850 metri di dislivello e un modo per vivere a pieno la natura incontaminata della Valgrisenche. Ma anche un momento immersivo che ha permesso a tutti di seguire le fasi più salienti della seconda tappa della gara, e di ottenere il tagliando “finisher”. In palio, uno zaino Millet 22L.

Puntare al meglio

È così che Marco Camandona, guida alpina responsabile del comitato organizzatore, vive la gara. «È stata un’edizione stellare» ha dichiarato. «Non solo per i numeri che hanno eguagliato quelli record del 2018, ma anche per le performance cronometriche». Dopo due giorni di gara tecnica in quota, con oltre 5000 metri di dislivello positivo, le prime coppie hanno infatti terminato con gap molto stretti. Un indicatore non da poco sul livello atletico di questi campioni. 

Vedere il dietro le quinte di questo evento firmato Millet è stato entusiasmante. Durante i briefing, così come durante la gara, la passione degli organizzatori, dei tracciatori e dei volontari emerge come un tassello fondamentale, un impegno invisibile ma senza il quale il TDR non potrebbe esistere. Il team guidato da Camandona funziona come un meccanismo molto ben oliato, con tutti al posto giusto al momento giusto per assicurare la sicurezza degli atleti e delle atlete e il buon svolgimento di questa gara.

«Non potevamo chiedere di meglio, 277 squadre al via e tanti giovani. Ora godiamoci questo successo, da domani si comincerà a pensare alla 23ª edizione. Lappuntamento è per lultimo week end di marzo del 2028.»

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