Facing the Unknown — Gediminas Grinius
WORDS → Denis Piccolo
DATE → 2026-04-24
Un documentario di montagna e resilienza: Gediminas Grinius affronta l’alta quota e i propri limiti nel cuore dell’Asia centrale. Selezionato al Seoul Extreme Film Festival nel marzo 2026.
Cinque vette oltre i 7.000 metri in Asia centrale, in solitaria, a piedi, velocemente. Andata e ritorno al campo base, senza precedenti esperienze alpinistiche, ma con la sola volontà di affrontare l’ignoto. ”Facing the Unknown” segue l’ultra-runner, e atleta Kailas, Gediminas Grinius, condensando la sua ascensione in solitaria del Lenin Peak (7,134 m) in Kyrgyzstan, in un corto di 30 minuti con ampie panoramiche delle montagne dell’Asia centrale. Il corto di Valentin Orange è stato selezionato al Seoul Extreme Film Festival nel marzo 2026, come Miglior Cortometraggio e Miglior Film d’Avventura.
Riportando una sindrome post-traumatica dopo la missione in Iraq e Afghanistan, il soldato lituano Gediminas Grinius affronta una nuova sfida sul campo, una missione piuttosto spaventosa: alta quota, esposizione, e poi l’ignoto. A 46 anni, Gediminas Grinius intraprende la sfida di scalare, con un viaggio completo di andata e ritorno, cinque delle vette più alte dell’Asia centrale. Così il passaggio dall’ultra-trail running all’alpinismo è rapido, ma non senza dubbi, con respiro corto e momenti di acclimatamento conditi da mal di testa, nausea e malesseri vari, ma senza impedire all’atleta di raggiungere il suo obiettivo di completare le cinque vette su un territorio e altitudine sconosciuti.
Il regista, Valentin Orange, ha seguito l’atleta nella prima di queste ascensioni, al confine tra Kirghizistan e Tagikistan, nel cuore della catena montuosa del Pamir. Le sue riprese sono straordinarie, vere, e ci immergono in paesaggi infiniti raccontati dalla voce di Gediminas che ci racconta le sfide in alta quota.
Ex soldato, ultra-runner, ma anche padre di famiglia, Gediminas Grinius si mette alla prova desideroso di scoprire qualcosa di nuovo. A metà del corto, Gediminas descrive i campi base: ”La salita è divisa in diverse parti. Dal campo base al campo 1, la chiamo «trail running». La padroneggio. È quello che faccio ogni giorno e che mi piace di più. Poi, dal campo 1 al campo 2, la chiamo «pericolo». La sezione più pericolosa, con tanti crepacci, neve sciolta e la parete più verticale da scalare. La terza parte, dal campo 2 al campo 3, la chiamo «tortura» o «sofferenza». Si va di notte, quando la temperatura scende drasticamente e l’ossigeno scarseggia. Dal campo 3 alla vetta è tutto sconosciuto, vero? Non ci sono mai stato. Non sono mai stato a un’altitudine simile. Non conosco il terreno. Quindi è totalmente sconosciuto per me. In realtà non so cosa aspettarmi, ma è la parte più divertente, vero? Non ho mai fatto una cosa del genere in vita mia”.
Ed è proprio questo il bello di seguire ”Facing the Unknown” fino alla fine, col fiato sospeso ed il dubbio di capire se ce la farà. E ce la farà l’altro alpinista incontrato da Gediminas che perde la torcia? Esplorare vuol dire rischiare. Nell’arco di quattro settimane in condizioni estreme, il corto non racconta una storia di velocità o record, ma di solitudine, paura e scoperta di sé, sentimenti umani in fondo. Mentre Gediminas sale sempre più in alto, la montagna diventa uno specchio, rivelando il motivo per cui corre, ciò che cerca e cosa significa continuare ad andare avanti quando l’esito è incerto.
Il film è stato girato in solitaria da Valentin Orange, regista e fotografo francese che ha iniziato il suo percorso visivo nel 2013. Valentin Orange ha lavorato nel Sud-est asiatico e in Europa, documentando destinazioni remote e avventure all’aria aperta, dalla foresta amazzonica alle montagne dell’Asia centrale. Senza troupe, in quattro intense settimane ad altissima quota in Kirghizistan, durante la rapida ascensione in solitaria Lenin Peak (7,134 m) in Kyrgyzstan, di Gediminas Grinius.
Una produzione indipendente, realizzata con mezzi limitati, ma animata da un forte desiderio di rimanere fedele alla realtà dell’esperienza: l’incertezza, la solitudine, i giorni e le notti al freddo, e la fragilità umana che emerge in ambienti estremi. Alcuni dei commenti ricevuti dal pubblico sui canali social del regista sono stati: ”Magnifico”, ”Immagini da vedere sul grande schermo”, nel complesso ben accolto dalla critica, il lavoro di Valentin Orange è stata percepito, come autentico e onesto, documentando l’esperienza vera di un ex-soldato e ultra-trail runner tra le montagne, un uomo con le sue paure, le sue sfide e le vette raggiunte.
Potete guardare l’intero film su YouTube e godervi questa avventura tra le cime quanto l’ho fatto io. Personalmente ho amato gli ampi spazi, il suono e la narrazione molto schietta di Gediminas, avrei voluto dargli un cinque alla fine del percorso. Il Kirghizistan è una regione raramente rappresentata nel cinema di montagna. La sua vastità, la sua lontananza e la sua natura selvaggia hanno offerto lo scenario perfetto per una storia che non è incentrata sulla performance, ma sul confronto con l’ignoto. ”Facing the Unknown” è onesto, e vibra come la tenda di Gediminas nella tempesta, perché alla fine, chi non ha paura dello sconosciuto?
