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Sicurezza in montagna: intervista con Paolo Marazzi

With Paolo Marazzi

By Denis Piccolo

Photo Paolo Sartori

Aspirante guida alpina (se tutto va bene lo diventerà ufficialmente a maggio), fa parte del gruppo dei Ragni di Lecco e del team di atleti di Scarpa, Black Diamond e Arc’teryx. Ha deciso di fare la guida perché, fondamentalmente, gli piace andare in montagna e vuole continuare a farlo nel corso della sua vita. Ogni anno vola in Patagonia per scoprire luoghi inesplorati e sciare in zone non banali. Possiamo dire che per lui la montagna rappresenta una continua ricerca ed esplorazione.

L’inverno è alle porte, la stagione sta per iniziare (lockdown permettendo), sempre più appassionati vogliono esplorare il freeride che, per quanto bellissimo, comporta dei rischi.

Certo, indubbiamente esplorare e fare freeride comporta dei rischi e dal mio punto di vista la cosa migliore sarebbe mitigare questi pericoli, perché purtroppo in attività come questa in montagna il rischio non si può azzerare, ma di certo si può diminuire. Il modo più ovvio ed efficace per fare ciò è utilizzare una serie di strumenti di autosoccorso per valanghe, sopratutto allenandoci anche ad usarli. Non basta infatti comprarli, indossarli e partire. Bisogna magari seguire dei corsi o anche semplicemente, con degli amici, fare un refresh di quello che è il soccorso in caso di valanga, quello che ci sta dietro e sopratutto cercare di anticipare il rischio, adottando una serie di accorgimenti e comportamenti. Un esempio? Banalmente ora siamo chiusi in casa per un lockdown, quando usciremo per la prima uscita sulla neve saremo ovviamente meno allenati dell’anno scorso e dovremo attuare una serie di attenzioni nella scelta della nostra destinazione anche in base a quella che è la nostra forma fisica, e non in base a quello che vorremmo fare. Non bisogna trovarsi nel rischio avvenuto, ma lavorare in precedenza per evitarlo o ridurlo: un’ottima cosa sarebbe, ad esempio, contattare dei local per chiedere info sulla zona, consultare il bollettino ed allenarsi bene in vista dell’esperienza.

 

L’interesse per lo skialp negli ultimi anni è aumentato a dismisura, probabilmente con il lockdown crescerà ancora di più. Ti preoccupa l’idea che molti principianti con molte incertezze si buttino su di uno sport come questo?

Similmente al freeride anche per lo skialp bisogna cercare di imparare come ci si comporta, tenendo in questo caso in considerazione anche tutta una serie di dettagli da osservare, magari anche durante la salita. Forse la bellezza dello skialp è proprio la possibilità di toccare la neve prima di iniziare la discesa, valutarla, sentire se ci sono degli strati vuoti, deboli, oppure magari quando si è in piano, se si sentono dei tonfi, il che significa che è presente e si è rotto uno strato debole della neve e che questo sulla pendenza potrebbe creare una slavina. Quando ci si muove in salita bisogna osservare tutto: se ci sono state delle vecchie valanghe e dove nel caso, così da capire meglio anche da dove scendere. Bisogna cercare di carpire molte informazioni prima di muoversi per poi scendere in sicurezza.

 

Le tre cose principali che valuti sempre prima di partire per un’uscita? Ci sono degli accorgimenti che dopo anni di esperienza hai capito essere essenziali e ti senti di condividere con noi?

Per primo il bollettino meteorologico. Secondariamente, salendo in macchina cerco sempre di notare se ci sono state delle vecchie slavine, guardo come è la neve ed osservo tutti gli elementi del caso. Terza cosa, appena appoggio gli sci cerco di capire le condizioni ancora più attentamente, magari do un colpettino alla neve con lo sci per vedere se è assestata e la buco con un bastoncino per capire se ci sono dei vuoti.

La neve è l’elemento fondamentale di questo sport, come capire se è sciabile o no? In caso ci si trovasse in una brutta condizione, cosa consigli? 

Innanzitutto, non esiste neve non sciabile, esistono buoni o cattivi sciatori. Ci sono in ogni caso due condizioni diverse da valutare per capire se sia sciabile o meno. La prima deriva dalla nostra condizione fisica, se ad esempio ci troviamo di fronte ad un crostone e sentiamo che facciamo troppa fatica o non riusciamo a gestire lo sci, torniamo indietro ed evitiamo questa parte o passiamo il resto della giornata in pista. Se stiamo facendo scialpinismo, questo è un dettaglio che possiamo constatare già in salita e, anche in questo caso, possiamo girarci e tornare indietro. La seconda condizione dipende dalle effettive condizioni della neve ed è bene capirlo prima di iniziare un fuori pista. Ad esempio se inizio e nei primi due metri sento che la neve non è adatta e la location è altrettanto complessa o pericolosa, la cosa migliore sarebbe girarmi e scegliere un altro itinerario, magari con pendenze inferiori o in mezzo ai boschi. Non per forza bisogna sempre fare la sciata del secolo. A volte è meglio fermarsi e rinunciare. 

 

Il mondo safe neve è progredito notevolmente negli ultimi anni, fino a pochi anni fa utilizzare un ARTVA o uno zaino airbag passava in secondo piano. Quali sono i tuoi consigli in termini di equipaggiamento?

Se faccio freeride il 100% delle volte uso uno zaino anti-valanga, però con un sistema elettrico che ti permetta di usarlo più volte, non perché voglia usarlo numerose volte durante una giornata, ma semplicemente per controllare se funzioni o meno prima di ogni partenza. Quelli che utilizzano la bombola hanno il difetto che, se è difettosa, non puoi saperlo finché non la provi. Inoltre porto sempre con me due sonde, una in carbonio e una sonda intelligente che va a suonare a 50cm di distanza. Perché due? Se devo fare una ricerca in caso di soccorso, uso sin da subito la sonda intelligente. Nel caso ci fossero più persone sepolte, una volta trovata la prima vittima con la sonda intelligente, posso segnare il punto con quella in carbonio e lasciare altre persone a scavare e subito dopo cercare una possibile seconda vittima. 

 

Per quanto riguarda la pala, ne ho una telescopica con il manico che si può allungare un po’ di più perché comunque scavare è l’attività che ci richiede più di energia, quindi avere un prodotto valido è la cosa migliore. 

Come ultimo, ma non per minore importanza: ARTVA. Spesso usare il top di gamma non è necessario, perché ha un software talmente complesso che risulta più difficile e meno istantaneo da usare. Capita spesso che le persone, non trovandolo così automatico, perdano tempo soprattutto in una situazione nella quale ogni attimo è fondamentale. In definitiva però cercate di investire sulla attrezzatura da soccorso, perché indubbiamente vi durerà negli anni ed è fondamentale per queste attività.

Bisogna anche saperla utilizzare questa attrezzatura: basta una veloce lettura al libretto di istruzioni o qualche video su YouTube? O consigli qualcosa di più approfondito?

Ovviamente è molto importante saper usare questa attrezzatura al meglio e sarebbe consigliato per tutti fare dei campi ARTVA o dei corsi di soccorso almeno una volta all’anno. Io stesso, che tra poco sarò guida alpina, ne faccio due o tre all’anno per studiare diverse situazioni possibili. Consiglio spesso di dedicare una giornata con alcuni amici per imparare al meglio varie tecniche, seppellendo magari uno zaino. In questo modo ci esercitiamo non solo con l’ARTVA ma anche con la sonda e la pala. Se magari siete un gruppo di amici inesperti potete comunque organizzare un’uscita con una guida che vi aiuterà di certo ad imparare al meglio. Inoltre non va mai esclusa la possibilità che l’ARTVA possa essersi danneggiato o rotto e non funzioni più e grazie a queste giornate vi renderete conto che è da riparare. 

 

Ci sono dei tool o dei siti che puoi consigliare per valutare bene un’uscita e magari cercare dei percorsi interessanti da fare? 

fatmap.com

wepowder.com

– powderguide.com

kbyg.org

“Similmente al freeride anche per lo skialp bisogna cercare di imparare come ci si comporta, tenendo in questo caso in considerazione anche tutta una serie di dettagli da osservare, magari anche durante la salita. Forse la bellezza dello skialp è proprio la possibilità di toccare la neve prima di iniziare la discesa, valutarla…”

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