Générations Futures: il nuovo 9a di Hugo Parmentier  

WORDS → Emanuele Castiglione

DATE → 2026-06-25

L’atleta del team Millet realizza la prima ascesa di una via leggendaria a Céüse, in Francia, scrivendo un pezzo di storia del climbing.

«È senza alcun dubbio la via più bella della mia vita. Realizzare una prima ascensione a Céüse, a questo livello e con una simile qualità… Non avrei mai osato nemmeno sognarlo quando ero bambino». Con queste parole commenta l’atleta Millet Hugo Parmentier dopo aver chiuso, nella primavera del 2025, la via Générations Futures sul sito francese di Céüse, proponendo l’impressionante grado 9a.

La linea è lunga sessantacinque metri di calcare perfetto, inviolato, una tela bianca su cui imprimere il proprio successo: «La via supera i 60 metri di lunghezza e attraversa il gigantesco e magnifico dôme blu di Nitshapa. Racchiude in sé quasi tutte le caratteristiche di una vera King Line. I movimenti, la linea, la qualità della roccia, l’ampiezza, la varietà delle prese, i runout, la complessità logistica (risalita su corda, lontananza dai settori classici, più avvicinamento a piedi, ecc.)».

Come spesso accade nel mondo del climbing, anche questa impresa è stata il frutto di un gioco di ispirazioni e di cooperazione. La via era stata chiodata nel 2021 da JB Jourjon, il quale ha postato sui social una fotografia del suo lavoro. Da quella fotografia incomincia l’ossessione di Hugo Parmentier che, solo qualche anno dopo, è riuscito finalmente a realizzare l’ascesa: «Il tutto si trova sulla falesia più bella del mondo. Chiodata nel 2021 dal forte scalatore di Chambéry JB Jourjon, è stata una foto della parete pubblicata sul suo profilo Instagram a stregarmi completamente. Essendo allora molto concentrato sulle competizioni, ci sono voluti alcuni anni prima che avessi il tempo e il coraggio di affrontarla. Questo periodo di anno sabbatico con la mia ragazza Tess è diventato il momento ideale per dedicarmici». Il climbing è uno sport dove la dedizione – e perché no, anche un pizzico di sana ossessione – è tutto: «Non l’avevo mai provata prima, a parte qualche giro fatto da Jibé. Ho seguito il processo di una prima ascensione dall’inizio alla fine e, nonostante l’ottima qualità della roccia, ho passato parecchio tempo a spazzolare per rimuovere il lichene che si deposita sulle pareti blu lavate dalla pioggia. Nel processo ho consumato senza dubbio due spazzolini Fazaa».

Hugo racconta di questa ascesa come un’altalena di emozioni, di quelle che solo un 9a sa concedere: «Alla fine questa via mi ha svuotato: due tentativi interrotti da forti piogge, un’influenza e uno sforzo per me estenuante. Nonostante tutto, lassù ho vissuto momenti sospesi, fuori dal tempo. A ogni giro mi rendevo conto del privilegio che significasse scalare una linea del genere. Non riesco ancora a crederci: 23 anni di arrampicata per vivere un’emozione così… È pazzesco».

Il pensiero, dopo il grande gesto atletico, va a chi l’ha supportato durante l’impresa: «Grazie alla mia compagna Tess per aver accettato di seguirmi in questa regione, per aver diviso le giornate a metà (mezza giornata per i suoi tentativi su L’Académicien des Crépis e mezza a Nitshapa per Générations Futures) e per le sue infinite assicurate. Grazie a Jérôme Tanon e Jan Novak per essere venuti a scattare foto su questa via pazzesca». Hugo Parmentier sta facendo un pezzo di storia del climbing e Millet si dichiara orgoglioso e felice del proprio atleta.

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