Gran Canaria Mizuno Experience
WORDS → Patrick Delorenzi
DATE → 2026-07-24
Tra terra rossa e oceano: tre giorni a Gran Canaria per mettere alla prova la nuova scarpa da trail di Mizuno, Neo Accera.
“Sai quante ore durerà il volo?” “Non mi ricordo di preciso ma so che sarà abbastanza lungo.” “E il fuso orario di quanto è?” Questi gli interrogativi che ci siamo posti in viaggio verso Gran Canaria, l’isola dell’arcipelago spagnolo che, pur essendo ancora Europa, è già comunque abbastanza in là sulla mappa da essere esotica. Siamo stati all’Accera Experience, tre giorni immersi tra i singletrack, terra rossa, fango e panorami incredibili tipici di questo luogo, per testare le nuove Mizuno Neo Accera.
Dopo esserci arrampicati su per una strada tortuosa, dove fra l’altro erano visibili parecchie frane recenti, siamo arrivati a Cruz de Tejeda, una piccola località in centro all’isola a 1500 metri di quota. Questa è stata la nostra base. Il meteo è stato incerto e l’experience è partita con dei presupposti chiari: Mizuno aveva appena fatto un grosso lavoro di ricerca e sviluppo nel tentativo di creare una scarpa performante; in questo viaggio avremmo avuto l’occasione di testarle a fondo in un playground perfetto. Per spiegarci le Accera abbiamo avuto subito l’opportunità di partecipare a un deep dive con i designer. L’obiettivo è stato chiaro: creare una Supershoe da trail, che potesse competere nelle più grosse competizioni internazionali di trail. La scarpa è pensata specificamente per gare ultra, come UTMB, e prende alcune delle migliori caratteristiche della linea road Mizuno, modificandole e applicandole al trail.
Le prime impressioni: sicuramente la colorazione non passa inosservata, e le premesse sono interessanti. Il team, dopo molto studio, fasi di prototipazione e test (resi più rapidi grazie al loro reparto europeo dedicato), ha preso alcuni degli elementi che hanno avuto più successo della linea road di Mizuno, declinandoli e unendoli a elementi chiave per il trail. Dal road arrivano le schiume e l’intersuola: quest’ultima è a doppia densità Mizuno Enerzy NXT supercritica e Enerzy NXT Eva (bottom), per avere sia il ritorno di energia che una buona dose di stabilità. L’upper è spazioso, tecnico, e i lacci sono a profilo zigrinato per un lockdown preciso. Il grip è affidato a una suola in Vibram Megagrip con tassello aggressivo.
È stato interessante vedere le iterazioni che hanno portato al prodotto definitivo: dibattiti e prove con piastra, poi senza, fino ad arrivare alla Accera V1 posta allo stress test sul campo nella TDS 2025. Matis Leray, con queste ai piedi, ha guadagnato un onesto quarto posto. Ci hanno subito annunciato che sono già al lavoro sulla V2. Subito dopo, è arrivata l’ora di metterle alla prova. Ci siamo lasciati alle spalle Cruz de Tejeda nel pomeriggio inoltrato, per arrampicarci su per una salita ripidissima, rocciosa, in mezzo agli alberi, che si è aperta poi su un singletrack in terra rossa. Qua le gambe hanno iniziato a girare; fra un salto per evitare una roccia e l’altro, mi sono girato a sinistra e ho visto uno scorcio incredibile: il fianco della montagna che si tuffa nel mare, interrotto in vari punti da piloni di roccia. Gran Canaria ha voluto accoglierci così, con un singletrack perfetto e un setting incredibile.
La superficie è cambiata: ci ha messo alla prova di nuovo una salita rocciosa che è sfociata, poi, in una strada percorribile perfino da una jeep nel bel mezzo di una pineta. In pochi metri era cambiato tutto e faceva addirittura fresco. Perfino sul terreno orribile le scarpe sono riuscite a restituire una bella sensazione di energia e liveliness davvero divertente, e le strade su cui abbiamo corso erano perfette per lasciarsi trasportare. Abbiamo chiuso il giro con un traverso singletrack abbastanza tecnico. Insieme a pochi altri ho deciso di allungare qualche chilometro per vedere il tramonto. Dopo una salita ripida ci siamo fermati ad assaporare gli ultimi momenti di luce della giornata.
Il secondo giorno abbiamo fatto colazione tutti insieme e poi siamo usciti per affrontare la Main run: 22km di trail che sono partiti decisamente vivaci, con condizioni meteo non proprio da cartolina. Tra una salita e un traverso di terra rossa, passando per alcuni punti dove la montagna era franata, ci siamo ritrovati a passare da un ecosistema a un altro senza soluzione di continuità. Un secondo prima faticavamo disumanamente per salire su un singletrack in mezzo agli alberi, il secondo dopo le nostre Accera si sono ritrovate sulla superficie rocciosa che ricorda quella di Marte. Il grip delle scarpe è risultato ottimo, mentre in alcuni passaggi abbiamo dovuto prestare attenzione alla precisione dei passi e alla stabilità. Fra le altre cose, abbiamo affrontato moltissimi gradini, sia in discesa che in salita, e piccoli guadi di ruscelli. Il ritmo è stato vivace, così come le scarpe. Non ci siamo fatti condizionare dalla nebbia che ci avvolgeva; a dirla tutta abbiamo corso proprio in mezzo alle nuvole. Sapevamo che a breve sarebbe tornato il sole, e lo abbiamo visto affacciarsi dopo una tostissima salita. In cima abbiamo trovato un punto panoramico mozzafiato, lo spot perfetto per fermarsi a scattare qualche foto ricordo, chiacchierare e ridere, con lo sfondo della costa di Gran Canaria in lontananza.
Da qui siamo ripartiti con un traverso facile che ci ha catapultati poi in una discesa tecnica e super rocciosa, il posto perfetto per testare il Megagrip di cui, arrivato alla fine dell’esperienza, ormai sapevo di potermi fidare. Qualche passo e ci siamo ritrovati come nella tipica strada californiana nella foresta delle sequoie: conifere, profumo di aghi di pino, sole, e una strada sterrata che ci implorava di correre e lasciar andare le gambe, sia in salita che in discesa. Abbiamo attraversato una strada e poi ci sono toccati un po’ di guadi e parti fangose, ma ci stavamo divertendo tantissimo. Sarà stato il terreno, le scarpe, la compagnia o i panorami (o l’unione di tutto ciò), ma la corsa è stata davvero divertente. Abbiamo finito con una piccola corsa su un singletrack epico e ci siamo ritrovati a Cruz de Tejeda. Qualche high five, ed è stata ora di pranzo.
Stanchi ma con una voglia di esplorare un po’ l’isola nel tempo limitato che avevamo, ci siamo diretti a Tejeda, un piccolo villaggio poco lontano che nella luce del primo pomeriggio risplendeva di un bianco intenso. Abbiamo scattato qualche foto fra le vie, visitando le parti più caratteristiche, e poi abbiamo assaggiato dei dolci tipici dalla dimensione mastodontica e che definirei sicuramente interessanti.
Ormai davvero stanchi ci siamo concessi un giro nella recovery zone, dove abbiamo scambiato chiacchiere con alcuni dei nuovi atleti Mizuno trail, carichi per la nuova stagione. Sicuramente le Accera saranno presenti nelle gare più importanti ai loro piedi: anche per loro, la new entry di Mizuno è valida, tecnica, con un sacco di features e uno studio molto importante dietro. La sera, avvolti in una coperta e graziati dalle nuvole passeggere, abbiamo fatto una sessione di stargazing vedendo nel dettaglio la luna, tutto grazie alla guida di un astronomo. Qualcuno la mattina seguente è uscito presto per fare ancora qualche chilometro, qualcun altro si è goduto la spa. Per tutti comunque era l’ora di salutare i nuovi amici e l’isola, carichi di energia dopo questi giorni intensi che ci hanno regalato Mizuno e Gran Canaria.
