I muri possono essere alti, spessi, apparentemente insuperabili. Ci separano da ciò che desideriamo ardentemente.

Non possono essere aggirati e tantomeno attraversati, ma con un po’ di coraggio possono essere combattuti. Bisogna osare, spingersi oltre, affrontare il limite senza arrendersi. Alla fine, oltre ad aver sconfitto i muri interiori avremo superato anche noi stessi. L’obiettivo di Luca Montanari, guida alpina e mental coach, è aiutare le persone a fare questo. Da guida alpina aiuta le sue atlete e i suoi atleti a raggiungere i propri obiettivi – non solo a livello fisico. Da mental coach qualificato lavora in prima linea con le persone che si celano dietro il volto di sportivi, atlete agoniste e professionisti. E dal 2019 affianca anche la squadra della Nazionale Italiana Paraclimbing. Luca ci racconta la sua vita e di come è nata la sua passione per la montagna e per l’arrampicata.

Fin da bambino suo padre lo porta a sciare e a fare lunghe camminate nei boschi. È a lui che deve questo legame con la montagna; a quel papà che perde troppo presto. Sono proprio il dolore e la paura ad avvicinarlo alla parete. Tra le prese trova qualcosa a cui aggrapparsi e qualcosa che lo fa crescere. Arrampicata dopo arrampicata acquisisce sicurezza, guadagna altezza, supera sé stesso. Da quel momento in poi per lui la strada da seguire è chiara: le montagne, le sue “vere maestre di vita”. A 14 anni, accompagnato da una guida alpina, scala per la prima volta le Dolomiti e ne rimane affascinato. Un incontro che è una rivelazione: nasce lì il desiderio di diventare una guida alpina. Negli anni continua a raccogliere esperienze in montagna – con gli sci, sulla roccia, sul ghiaccio – ed entra a far parte del Soccorso Alpino.

Appena ventenne si sente pronto per l’esame di ammissione alla formazione di guida alpina. Ma, a pochi giorni dall’esame, cade da una parete rompendosi un piede. In quel preciso istante si incrina anche la fiducia nelle sue capacità. Quando il tuo corpo ti spinge verso l’alto, ma la tua mente ti riporta a terra, l’esito è inevitabile. Capisce che per abbattere quel muro, non basta un semplice allenamento. È proprio allora che comincia a riflettere su di sé, a indagare il suo mondo interiore e a confrontarsi con le sue paure. Cerca di trovare in sé la forza per ricostruire la fiducia e il coraggio persi. E ci riesce. Supera la selezione e inizia la formazione che nel 2008 lo porta a diventare guida alpina. Un’esperienza fondamentale. Impara che la cosa più importante è capire sé stessi, ascoltare il proprio corpo, dargli fiducia e individuare il proprio “perché”. Proprio durante le spedizioni trova la conferma di queste sue convinzioni: “Dopo l’acclimatamento, il corpo è esausto. Di fatto è allo stremo. Serve qualcosa di diverso per rendere possibile l’impossibile”. In questo modo Luca si interessa sempre di più ai processi mentali e a come interagiscono con le prestazioni umane. Studia e diventa mental coach. Quindi inizia a condividere la sua esperienza e conoscenza con le atlete e gli atleti. 

Dal 2019 inizia a lavorare come mental coach per la Nazionale Italiana Paraclimbing. “Una sfida nella sfida”, come la definisce lui stesso. Oltre agli esercizi neurocognitivi, include soprattutto l’aspetto più importante del suo lavoro: il tempo. Tempo per ascoltare, per confrontarsi, per sessioni condivise di mindfulness. Perché, come sottolineato da lui: “Se vogliamo migliorare le prestazioni di un atleta, dobbiamo prima di tutto rafforzare la persona”. Dichiara che lavorare con le paratlete e i paratleti è sempre una grande fonte di ispirazione. Ciò che è già di per sé impegnativo, per alcuni di loro comporta sfide individuali immense. Spiega che raggiungere l’obiettivo non significa necessariamente arrivare in cima, piuttosto equivale a sviluppare un determinato atteggiamento interiore: provare gioia nell’arrampicare e una profonda fiducia nelle proprie forze. Questa è la vera conquista. 

Quando gli viene chiesto dove trovi la motivazione, superati i 40 anni, per continuare a formarsi, ci racconta la storia di come ha accompagnato fino alla vetta del Monte Everest l’alpinista pluriamputato e amico fidato Andrea Lanfri. Attorno a lui tanti dicevano che era troppo pericoloso, che non ce l’avrebbe fatta, che avrebbe messo in pericolo sia la sua vita che quella di Andrea. Ma Luca voleva aiutare il suo amico a esaudire questo desiderio e a superare i propri limiti, a ogni costo. Aiutare le persone a superare sé stesse e a raggiungere i propri obiettivi: ecco cosa spinge Luca. Questo è il suo “perché”, la sua ragione di vita. Ed è anche il motivo per cui continua a migliorarsi.

“Quando mi sveglio la mattina e mi sento stanco e stressato dai vari impegni quotidiani, penso alle atlete e agli atleti che affianco. Al climber paraplegico che, pur essendo sulla sedia a rotelle, affronta con tenacia i suoi primi tiri. E penso a Nadia, la climber ipovedente che, insieme alla sua compagna di arrampicata Sonia, raggiunge nuove altezze. La loro determinazione mi ricorda quanto in là si possa arrivare se solo si inizia e ci si mette alla prova.”

Tutti noi ci scontriamo quotidianamente con i nostri muri – che siano una presentazione, una gara, un 7a. Possiamo decidere di rimanere inermi, lasciarci scoraggiare dalla superiorità del muro. Oppure possiamo cambiare il nostro atteggiamento, guardare la paura negli occhi e affrontarla. Come nell’arrampicata, un tiro dopo l’altro. Concentrandoci sul qui e ora. Senza dubbi e senza esitazioni, semplicemente agendo e lasciandoci trasportare dalla fiducia in noi stessi.

È proprio in questo momento che cresciamo, che riusciamo a diventare la versione migliore di noi stessi. E i muri si abbassano e diventano più affrontabili. Finché, a un certo punto, li avremo lasciati dietro di noi.

0
    0
    Your Cart
    Your cart is emptyReturn to Shop