La terra brucia davvero. Lo senti sotto le suole, negli occhi, nella bocca, nei polmoni. Lo puoi anche annusare: ciauru da terra sicca. Lo scirocco porta polvere e sabbia in un luogo di cenere, dove le pendici dei crateri si sono modellate da sole, in un moto consolatorio, come una carezza dura e severa. Sul palmo della terra siamo lucertole che schizzano sulle foglie secche: facciamo rumore in un ambiente fragile che scricchiola.
Le scintille del movimento nello spazio sono la curiosità e l’incertezza, un sacro atto di scelta nomade. Andare per vivere e vivere per andare: siamo liberi.
La libertà è una condanna: bellissima, cruda, vera. Esiste qualcosa di più importante della verità? Scegliere di essere curiosi, impugnando il dubbio come unica certezza. Niente e tutto sono come sono o come sembrano. La libertà, a volte, è davvero in grado di escluderti nello stesso modo in cui fa la sua assenza. Quella libertà, laggiù, si chiama isolitudine. Essa indossa i confini di una prigione: non puoi fuggire. Ma, nell’isolitudine, circondato da tanto mare, sei già meno solo.