La Sportiva corre Lavaredo ultra Trail

WORDS → Francesca Robasto

DATE → 2025-12-28

Alla Lavaredo Ultra Trail by UTMB ognuno arriva con una sua idea in testa: c’è chi vuole capire a che punto è, chi torna per rifarsi, chi ha semplicemente voglia di mettersi in gioco. Abbiamo parlato con tre atleti del team La Sportiva che hanno gareggiato: tre approcci differenti, tre modi diversi di vivere la gara.

La fine di giugno, a Cortina, ha sempre un’energia particolare. Le Dolomiti si mettono in abito da sera e tra salite, discese e mani alzate al traguardo, va in scena uno degli eventi più sentiti del calendario trail italiano. Quest’anno, oltre seimila atleti da 90 Paesi si sono ritrovati per la Lavaredo Ultra Trail by UTMB. Un evento che è gara, ma anche festa, incontro, fatica e soddisfazione. Con talk, test scarpe e meet & greet, La Sportiva ha animato l’evento ed è stata protagonista, oltre che sponsor tecnico, grazie al proprio team atleti in gara. Abbiamo parlato con alcuni di loro, che hanno corso su distanze diverse – 50k e 20k – con approcci, background e strategie differenti, per capire cosa vuol dire “fare la propria gara” a Cortina.

Andrea Rostan 

L’atleta La Sportiva Andrea Rostan era già salito sul podio della 20K nel 2024, dietro a Nadir Maguet. Quest’anno è tornato a Cortina e non solo ha vinto la gara, ma ha anche firmato il nuovo record del percorso. «L’anno scorso già era stata una gran gara, ero veramente contento, però Nadir ne aveva di più e aveva vinto con facilità», racconta Andrea. «Quest’anno sono riuscito a migliorare già negli allenamenti di inizio stagione. Sto andando bene, anche le gare sono andate bene, quindi ci credevo. Ci ho provato sin dall’inizio in salita. Ho spinto, sono rimasto da solo fin dal traverso e lì mi son detto: “O lo faccio oggi o non succede mai più, devo provarci fino alla fine”. Devo essere sincero, è stata una delle poche volte dove proprio pensavo di poter vincere. Non sottovaluto i miei avversari, sono atleti formidabili, ma il credere di poterlo fare mi ha dato qualcosa in più. A volte la testa ti fa andare di più che il corpo».

La discesa era un’incognita: «Avevo timore che Nadir potesse rientrare, perché sul tecnico in discesa è più forte di me. Però non c’era tanta discesa tecnica, quindi ho spinto fino in fondo. Sono super contento». Il tempo? 01:28:28: due minuti meglio dell’anno scorso, e circa un minuto sotto il precedente record di Nadir. «C’è da dire che le condizioni erano perfette: era nuvoloso, siamo arrivati appena prima del temporale. Era ancora tutto secco. Subito dopo c’è stato il nubifragio, siamo stati graziati».

Da quest’anno Andrea lavora con Paolo Germanetto, CT della Nazionale. «Ora devo solo pensare a correre. Ho fatto due anni senza allenatore ed era stressante dal punto di vista mentale: non sapevo mai se stessi facendo la cosa giusta e mi veniva sempre da fare qualcosa in più. Quando volevo andare in montagna andavo. Adesso faccio qualche piccolo sacrificio in più, faccio un po’ meno nei momenti in cui devo far meno e di più quando sono più stanco e vorrei fare meno. E penso che mi stia premiando, perché per ora le gare sono andate bene».

Alex Oberbacher

Alex Oberbacher arriva dallo scialpinismo e dalle skyrace. Le gare corte, esplosive, dove si sale e si scende senza mai tirare il fiato. L’anno scorso, sulla 20k sempre qui a Cortina, si era ritirato. Quest’anno ha deciso di allungare: prima 50k della carriera. È arrivato terzo.  «Non avevo mai corso una 50k, nemmeno in allenamento. E per questo non sapevo cosa aspettarmi. Ma sono riuscito a gestire bene ritmo, alimentazione e idratazione», racconta Alex. 

Ha lasciato subito andare Francesco Puppi e Luca Del Pero (arrivati rispettivamente al primo e al secondo posto) e dopo un po’ si è ritrovato da solo. «Siccome era la mia prima gara lunga, è stato meglio non avere nessuno da seguire, per evitare di scoppiare. Ho potuto gestirmela come volevo e non sono mai andato fuori giri. Seguire il gruppo di testa sarebbe stato troppo rischioso». La chiave? Allenarsi nelle ore più calde. «L’anno scorso ho sbagliato: soffro tanto il caldo e non avevo fatto nulla per prepararmi a quello. Quest’anno ho imparato: mi sono allenato nelle ore più calde, per abituarmi. E mi ha aiutato». 

E ora che ha rotto il ghiaccio, viene naturale chiedersi cosa verrà dopo. «Mi piace l’idea di allungare le distanze, ma mi sento ancora troppo giovane per le ultra. C’è sempre tempo per quelle. Non voglio abbandonare le skyrace, che sento più mie, venendo dallo sci alpinismo. Per ora vorrei restare su distanze tra i 30 e i 50k e aumentare più avanti. Intanto questo podio a Cortina mi ha dato l’accesso a OCC 2026. È uno degli obiettivi che mi ero posto e sono contento di averlo raggiunto».

Gautier Bonnecarrère

Francese, 32 anni, Gautier Bonnecarrère è uno di quegli atleti abituati a muoversi bene su distanze diverse. Nel 2024 ha fatto top 10 a LUT 120K, quest’anno è arrivato primo sui 42k a MIUT. Nell’edizione 2025 di LUT, invece, ha chiuso al quarto posto la 50k, nonostante una gamba non proprio in forma. «L’ho preparata a lungo, ma fino a pochi giorni prima non sapevo nemmeno se avrei corso a causa di un problema alla gamba sinistra. Ho gareggiato con molti dubbi e non in perfette condizioni fisiche», spiega l’atleta del team La Sportiva. Dopo Col Gallina ha avuto una contrattura, poi crampi nell’ultima discesa. «Penso sia stata una compensazione muscolare legata all’infortunio. Le 50K sono gare molto intense; non puoi permetterti di correre con una gamba e mezza. Sono comunque contento di essere riuscito a correre in maniera fluida fino alla fine».

La gestione di alimentazione e idratazione è stata fondamentale: «Ho bevuto circa un litro d’acqua all’ora, niente mix, solo acqua e assunto gel. È un modo per controllare meglio cosa assumo. Su una gara da 50k devi essere più preciso rispetto ad un’ultra, dove puoi fare stime più approssimative. Qui se sei un po’ disidratato o non hai seguito il tuo piano nutrizionale fino alla fine, arrivi a Cortina completamente distrutto». Ha condiviso la camera con Alex Oberbacher e con lui ha discusso di piani nutrizionali e tattiche di gara. «È bello poter condividere questi momenti con altri corridori. A maggior ragione se sono anche compagni di squadra».

Cosa porta a casa? «Che a volte le gare vanno così. Ma con la mentalità e la grinta, puoi fare comunque una bella gara». E aggiunge questa riflessione finale: «A volte alcuni atleti si ritirano abbastanza rapidamente dalle gare più importanti, perché si erano immaginati di tagliare il traguardo per primi. Ma se non succede il giorno della gara, non è un grosso problema e bisogna accettarlo. Correre in questi posti è comunque un’opportunità: mi sento fortunato ad essere qui oggi». Basta cambiare prospettiva.

Non solo un arrivo

Cortina è un traguardo, certo. Ma per molti è prima di tutto un momento per fare il punto. Capire dove si è, cosa ha funzionato e cosa no. Un’occasione per mettersi alla prova, ascoltare il proprio corpo e confrontarsi con atleti internazionali. Oltre che con sé stessi.

E da lì, pensare alla prossima.

Non solo un arrivo

Cortina è un traguardo, certo. Ma per molti è prima di tutto un momento per fare il punto. Capire dove si è, cosa ha funzionato e cosa no. Un’occasione per mettersi alla prova, ascoltare il proprio corpo e confrontarsi con atleti internazionali. Oltre che con sé stessi.

E da lì, pensare alla prossima.

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