LaMunt, femminile plurale

WORDS → Ilaria Chiavacci

DATE → 2026-02-23

Più di venti iniziative, partnership con realtà affini e il primo Store & Community Place: ecco il bilancio del 2025 di LaMunt, brand che da cinque anni sta riscrivendo il linguaggio della montagna declinandolo sempre più al femminile e rivedendo i classici paradigmi di conquista e muscolarità

Condividere la montagna solo tra donne significa riscrivere le regole del gioco. Non si tratta semplicemente di camminare, scalare o misurarsi con un dislivello. È piuttosto un atto di riconquista: del tempo, dello spazio, di una voce che troppo spesso, anche in ambito outdoor, è rimasta ai margini. L’esperienza in quota, quando declinata al femminile, diventa un laboratorio di relazioni, un terreno di sperimentazione emotiva e fisica, un luogo in cui l’autenticità conta più della performance. In un settore che storicamente ha parlato con un linguaggio maschile – dalle immagini pubblicitarie alle linee dei prodotti – vedere nascere comunità di donne che scelgono di vivere la montagna insieme segna un cambio di paradigma. Lì, tra rocce e sentieri, la dimensione competitiva cede il passo a quella della condivisione, della cura, dell’empatia. La montagna, che da sempre mette alla prova e insegna a misurarsi con i propri limiti, diventa uno spazio di empowerment: un palcoscenico naturale in cui il “noi” non soffoca l’“io”, ma lo amplifica. Condividere la montagna solo tra donne significa riscrivere le regole del gioco. Non si tratta semplicemente di camminare, scalare o misurarsi con un dislivello. È piuttosto un atto di riconquista: del tempo, dello spazio, di una voce che troppo spesso, anche in ambito outdoor, è rimasta ai margini. L’esperienza in quota, quando declinata al femminile, diventa un laboratorio di relazioni, un terreno di sperimentazione emotiva e fisica, un luogo in cui l’autenticità conta più della performance. In un settore che storicamente ha parlato con un linguaggio maschile – dalle immagini pubblicitarie alle linee dei prodotti – vedere nascere comunità di donne che scelgono di vivere la montagna insieme segna un cambio di paradigma. Lì, tra rocce e sentieri, la dimensione competitiva cede il passo a quella della condivisione, della cura, dell’empatia. La montagna, che da sempre mette alla prova e insegna a misurarsi con i propri limiti, diventa uno spazio di empowerment: un palcoscenico naturale in cui il “noi” non soffoca l’“io”, ma lo amplifica.

È in questo solco che si inserisce LaMunt, marchio nato nel 2020 dall’intuizione di Ruth Oberrauch. La sua è stata una scelta controcorrente: dare vita a un brand di abbigliamento tecnico da montagna pensato esclusivamente per le donne. Una rarità, se si considera che al mondo i marchi dedicati solo al pubblico femminile nell’outdoor si contano sulle dita di una mano. Un gesto quasi politico, perché partire dall’ascolto del corpo femminile in movimento significa ribaltare una logica di adattamento: non più abiti maschili “rimpiccioliti”, ma collezioni costruite attorno alle esigenze reali delle donne che vivono la montagna. Il claim scelto da LaMunt, By women, for women, non è solo uno slogan, ma un manifesto culturale. Lo dimostra il fatto che, già dalla fase embrionale, la fondatrice abbia riunito attorno a sé una Crew: un gruppo eterogeneo di donne – imprenditrici, giornaliste, sportive, opinion leader – unite dalla passione per l’outdoor. La LaMunt Crew non è un board marketing mascherato, ma un vero e proprio ecosistema di co-creazione. Due volte l’anno le sue componenti si incontrano in quota per testare, discutere, proporre: ogni capo prende forma anche grazie ai loro feedback, tanto che molti portano i loro nomi. Una pratica che rende tangibile ciò che spesso i brand proclamano senza tradurre in azione: la partecipazione attiva delle donne nella progettazione di ciò che useranno. 

L’idea di comunità non resta sulla carta. Nel 2025, a cinque anni dalla fondazione, LaMunt ha inaugurato a Monaco di Baviera il suo primo LaMunt Store & Community Place: più che un negozio un punto d’incontro per donne che vivono l’outdoor. Qui non si vendono soltanto giacche e pantaloni tecnici, ma si costruiscono relazioni, si organizzano eventi, si parte per trekking urbani o giornate in natura. Solo nel 2025 sono state ventuno le iniziative tra Italia e Germania: dall’Urban Trekking a Lugano a un weekend tra Montebelluna e il Sasso Bianco, fino alle esperienze condivise con realtà affini come Donne di Montagna, Chixxs on Board, The Female Explorer e Sporting Women. Queste partnership raccontano una nuova geografia dell’outdoor femminile, fatta di reti transnazionali e di contaminazioni culturali. Donne di Montagna, per esempio, è la prima community italiana interamente dedicata all’esperienza femminile in quota. Fondata dalla giornalista e accompagnatrice di media montagna Marzia Bortolameotti, si distingue per un approccio lontano dall’overtourism e vicino alla sostenibilità, all’autenticità e alla ricerca di luoghi “meno battuti”. Qui la montagna non è una prova muscolare, ma un luogo sicuro in cui condividere emozioni e scoperte. L’affinità con LaMunt è naturale: entrambe le realtà nascono dalla visione di donne che hanno deciso di rompere schemi consolidati e di immaginare nuovi modi di abitare lo spazio alpino.

Il percorso di crescita del brand riflette la forza di questa visione. In soli cinque anni LaMunt è passato dall’essere una scommessa a un attore riconosciuto nell’outdoor internazionale, con un seguito tangibile anche online: quasi 70.000 condivisioni dell’hashtag #DonnediMontagna raccontano un universo vivo, fatto di immagini, storie e testimonianze. Ma il vero successo non si misura soltanto nei numeri: sta nell’avere intercettato un bisogno profondo, quello di una rappresentazione più vera e inclusiva della donna in montagna. Se il mercato outdoor globale ha abituato a pensare in termini di performance, target e segmenti, LaMunt sceglie una strada diversa: mettere al centro l’esperienza. E l’esperienza, per le donne, non è solo arrivare in cima a una vetta, ma sentirsi parte di una rete di relazioni, scoprire il valore del proprio tempo, coltivare un rapporto rispettoso con l’ambiente. Lo dice Ruth Oberrauch: «Al centro ci sono sempre state le donne. Attraverso il dialogo costante abbiamo costruito una community autentica e abbiamo fatto della sostenibilità un valore imprescindibile, al pari di tecnicità e durabilità, partendo da un corpo che – per necessità e forme – è diverso da quello maschile». Questa attenzione al corpo e alla voce femminile non è un dettaglio estetico, ma un atto politico e culturale. Significa riconoscere differenze senza trasformarle in limiti, anzi usandole come leva di innovazione. È anche per questo che LaMunt, nel costruire la sua “inner community”, non si limita a proporre abbigliamento, ma alimenta un dialogo costante con realtà che già lavorano per valorizzare l’outdoor al femminile nei vari mercati. La montagna, in questo scenario, non è più solo una vetta da raggiungere o una prestazione da misurare. Diventa un luogo di scrittura collettiva: uno spazio in cui ridefinire standard di libertà, appartenenza e consapevolezza. In quota, lontano dalle logiche di mercato e dalle sovrastrutture urbane, le donne scoprono che condividere la fatica, il silenzio, la bellezza di un paesaggio significa anche riscoprire se stesse. Forse è proprio questo il valore aggiunto di esperienze come quelle promosse da LaMunt e dalle sue partner: dimostrare che l’outdoor non è solo una questione di attrezzatura o di allenamento, ma una pratica culturale e sociale. Una possibilità concreta di riappropriarsi di uno spazio e di un tempo troppo spesso negati.

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