L’epica del ghiaccio: Tour du Rutor 2026
WORDS → Francesca Robasto
DATE → 2026-04-03
Le vette della Valle d’Aosta hanno celebrato la ventiduesima edizione del Millet Tour du Rutor Extrême, riconfermandosi come l’appuntamento più tecnico e spettacolare dello scialpinismo mondiale.
Nello scialpinismo moderno esistono gare che sono semplici competizioni e altre che, per natura e storia, si trasformano in veri e propri viaggi nel cuore delle Alpi. Il Tour du Rutor Extrême appartiene senza dubbio alla seconda categoria, avendo appena concluso un’edizione 2026 che rimarrà impressa negli annali per l’intensità dei duelli e la tecnicità del percorso. Sulle creste affilate che collegano La Thuile, Valgrisenche e Planaval, quasi trecento squadre hanno dato vita a una danza verticale tra ghiacciai e pendii scoscesi, sfidando non solo il cronometro ma anche un ambiente d’alta quota dove il vento e il freddo hanno recitato il ruolo di protagonisti assoluti. La ventiduesima edizione ha ribadito la centralità di questa tappa nel circuito La Grande Course, offrendo un mix perfetto di fatica bruta e padronanza tecnica in discesa.
La cronaca sportiva racconta di un ribaltone mozzafiato nella categoria maschile, dove la coppia formata dall’italiano Davide Magnini e dal tedesco Anton Palzer ha saputo interpretare con audacia la seconda frazione di gara. Dopo una prima giornata dominata dalla resistenza, è stato il tracciato ad anello di Planaval a decidere le sorti del podio: un imprevisto tecnico occorso ai leader della prima ora ha aperto uno spiraglio che Magnini e Palzer hanno imboccato con una progressione inesorabile, superando in una volata al cardiopalma i francesi Bon Mardion e Gachet. Tra le donne, invece, il copione ha seguito la linea della superiorità assoluta: Axelle Mollaret e Alba De Silvestro hanno imposto una dittatura del ritmo fin dai primi metri, gestendo i 6.000 metri di dislivello totale con una costanza che ha lasciato poco spazio alle avversarie, confermando una sintonia atletica ormai leggendaria.
Ma al di là dei successi dei singoli, il Tour du Rutor 2026 è stato la celebrazione di un movimento in salute, capace di portare sulla linea di partenza diciannove nazioni diverse e un numero record di atleti. Lo spettacolo delle pelli di foca che risalgono i ripidi canali valdostani non è stato solo appannaggio dei campioni, poiché l’evento ha saputo coinvolgere con successo anche le categorie giovanili, garantendo quel ricambio generazionale essenziale per il futuro dello skialp. Questa edizione si chiude con l’immagine di una competizione che, pur restando fedele alla sua anima ”extreme” e selvaggia, riesce a trasmettere la purezza della montagna a ogni partecipante, confermando che il Rutor non è solo una gara, ma una prova di resistenza e amore per le terre alte.
