Luca del Pero – Skyrunning to Utmb

WORDS → Francesca Robasto

DATE → 2026-01-08

Dal trionfo nelle Skyrunning World Series fino a Golden Trail, Mondiali e Utmb.

Dopo una parentesi nel basket e una nella MTB, sono stati i primi ottimi risultati nelle gare locali — era il 2019 — a spingerlo a credere davvero nella corsa sui sentieri. Poi l’ingresso nei Falchi di Lecco, le prime conferme, e un percorso che in soli sei anni lo ha portato a crescere gara dopo gara, cima dopo cima. Del Pero è una macchina da salita, poco incline ai riflettori, più a suo agio dove soffia solo il vento. Nel 2025 ha collezionato vittorie di circuito allo Skyrunning World Series, podi nella Golden Trail Series, piazzamenti di rilievo ai Mondiali e nel circuito UTMB. Un viaggio serrato, un susseguirsi frenetico di gare e recuperi.

Lo abbiamo incontrato nell’headquarter di SCARPA, il brand nato ai piedi delle Dolomiti che per primo ha creduto nel suo potenziale.

Asolo, 25 novembre 2025. Le cime sono già imbiancate dalle prime nevicate e, mentre l’inverno prende forma, per chi corre è tempo di bilanci. Nel caso di Luca Del Pero potrebbe volerci un po’: una stagione interminabile, una costanza rara, la sensazione che questo ragazzo, così silenzioso ed efficace, stia entrando stabilmente nell’élite del trail mondiale.

Da marzo ad oggi hai corso ventitré gare, otto vittorie, molti podi e diversi piazzamenti in top ten. All’inizio puntavi allo Skyrunning World Series e ai Mondiali: com’è andata davvero? Quali gare ti hanno sorpreso?

Le prime due gare del circuito mi hanno stupito: non pensavo di vincerle entrambe. L’anno scorso ero arrivato secondo nella classifica generale del circuito e volevo riprovarci, inserendo anche altri appuntamenti importanti. A Zegama puntavo a confermare il quarto posto e nel 2026 voglio tornare per provare a salire sul podio. A Lavaredo è arrivato un argento come l’anno scorso, ad OCC volevo entrare in top ten ed è arrivato un settimo posto. Tre settimane dopo, ai Mondiali, ho chiuso sesto. È stata una stagione serrata, una gara dietro l’altra.

Qual è stata la gara che ti ha messo più alla prova e cosa ti ha lasciato?

La seconda del circuito, La Calamorro. Arrivava subito dopo Cantilados, che avevo vinto. Ero in forma, dopo essermi allenato a Tenerife con atleti come Beltrami e De Lorenzi. Avevo già corso questa gara due volte, sapevo che c’era il record di De Lorenzi, che allora aveva impressionato tutti. Battere quel tempo di venti secondi arrivando terzo mi ha dato grande fiducia per il resto della stagione.

Che sensazione hai provato quando hai capito di aver conquistato il circuito? 

Lo stavo realizzando già in corsa: eravamo in tre o quattro a giocarci la vittoria, c’era pressione e volevo fare bene. Conoscevo già il percorso: otto salite diverse. A metà gara ho cambiato passo, ho ripreso il gruppo di testa e una volta conquistata la seconda posizione ho capito che il circuito era mio. È stata una grande soddisfazione. Non amo mettermi al centro dell’attenzione, ma quel momento mi ha reso orgoglioso di me stesso.

Hai corso anche gare UTMB, ma resti legato allo skyrunning. Ti vedi sulle ultra nei prossimi anni?

Ci sono diverse gare da 80–100 km che mi piacerebbe provare in futuro. Probabilmente cercherò un mix tra lunghe distanze e percorsi tecnici. Tuttavia, per ora mi sento a mio agio nello skyrunning: è il mondo che più mi diverte.

Quali obiettivi hai per il futuro?

Punto ai Mondiali in Sudafrica tra due anni: penso di poter entrare nei primi cinque. E voglio tornare a puntare al podio. Per il resto, voglio ridurre il numero di gare: farne troppe non è la scelta migliore. L’anno prossimo cercherò di arrivare più fresco e concentrato.

Come sei entrato nel team Scarpa e cosa significa per te farne parte?

Ricordo una gara invernale in Valtellina. C’era Marco De Gasperi: mi parlò e mi propose di entrare nel progetto Scarpa. Da lì è partito tutto, ormai quasi sei anni fa. Conosco tutti i compagni, e nei ritiri o in trasferta si crea un bel clima: si corre insieme, si condividono idee. Scarpa è un brand italiano molto stimato e mi fa piacere rappresentarlo. È stato il primo a credere in me.

Vieni da un paese di provincia: lì ti seguono?

Sì. Ho comprato casa sopra Lecco, ai Piani dei Resinelli, a 35 minuti da casa mia. Nel mio paese mi conoscono tutti: sono stato premiato anche in comune. Magari non tutti sanno esattamente cosa faccio, ma essere salutato mentre corro fa sempre piacere.

Hai rituali o abitudini pre-gara?

La sera prima cerco di mangiare molto, senza fissazioni. Non rinuncio alla pizza. Il giorno della gara mi sveglio tre ore prima, faccio colazione — tè, fette biscottate con marmellata o miele — e cerco di mantenermi tranquillo. Se la partenza è vicina, torno a letto a rilassarmi. Non mi piace arrivare troppo presto sul campo gara: vedere gli altri correre aumenta la pressione.

Parliamo di scarpe: quale modello usi di più?

La Spin Ultra è quella che utilizzo maggiormente, sia in allenamento che in gara. Per allenarmi uso anche la Golden Gate, più versatile. In gara, sui terreni tecnici uso la Spin Ultra; per quelli più corribili sto testando un prototipo su cui stiamo lavorando, molto leggero e performante che secondo me ha un grande potenziale.

Come vivi il processo di sviluppo di un nuovo prodotto?

È la prima volta che partecipo così attivamente. Essendo abbastanza vicino all’azienda, quest’anno sono venuto spesso in sede per lavorare con l’R&D. Abbiamo scambiato molte idee: mi hanno chiesto che caratteristiche cercassi, anche in riferimento ad altri modelli. I feedback degli atleti vengono raccolti e integrati nel prototipo, migliorato volta per volta. Fino all’anno scorso gli atleti entravano solo negli ultimi step; ora il processo è più partecipato: si prova, si corregge, si testa di nuovo, fino a ottenere una versione pronta per il mercato.

Oltre a correre, alleni anche altri atleti: che consigli dai e come si entra in contatto con te?

Il primo consiglio è… di non fare troppe gare come ho fatto io! (ride, ndr).

Per chi vuole farsi seguire, uso i miei canali social. È un progetto che trovo interessante: unire i due ruoli, atleta e allenatore, arricchisce entrambi.

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