Diciamoci la verità: negli ultimi tempi, se senti parlare di Merrell, è facile che il discorso cada sullo streetwear. Il brand sta letteralmente ”spaccando” in città, ai piedi di chi cerca quel look outdoor-chic che ora va tantissimo. Ma non facciamoci ingannare dalle apparenze urbane. Proprio quest’anno Merrell festeggia 45 anni di storia sui sentieri, un traguardo che pesa e che il brand ha deciso di onorare tornando a far la voce grossa nel mondo del trail running ad alte prestazioni. Con l’obiettivo ultimo non solo di lanciare una scarpa – la Merrell Agility Peak 6 – ma di un vero e proprio manifesto, Merrell è diventata così il title sponsor globale della Skyrunner World Series, il circuito più tecnico e “cattivo” che ci sia, portando il circus delle corse a fil di cielo persino negli Stati Uniti con la Beast of Big Creek. Come ha dichiarato Richard McLeod (CMO del brand), lo Skyrunning è l’espressione massima della performance, e la nuova Agility Peak 6 nasce proprio con questa pressione addosso: essere la scarpa a massima ammortizzazione capace di digerire terreni tecnici e dislivelli brutali.
Adesso però bando alle ciance. Le abbiamo tirate fuori dalla scatola, le abbiamo allacciate strette e le abbiamo portate dove l’asfalto finisce e iniziano i problemi. Ecco come sono andate veramente sotto i nostri piedi.
Ma quali sono state le impressioni nude e crude di noi di The Pill? Quando ci è arrivata la scatola, l’hype tra noi runner è salito alle stelle. Fin da subito hanno deciso di svelare la propria natura: profonde, aggressive e chiaramente progettate per svariate condizioni di sentiero, non solo per il terreno asciutto. Impossibile non notare poi la colorazione blu ”Admiral” che risalta — si, ammettiamolo: l’abbiamo adorata — e le suole Vibram apparivano imponenti. Una volta indossata, stretto i lacci, la sensazione è stata quella di una calzata solida e robusta (ma non pesanti) ai piedi: protettive e pronte all’uso. L’abbiamo testata e, dopo un bel po’ di chilometri, siamo pronti a dirvi se è solo una bella scarpa da ”rumore” mediatico o se può davvero stare ai piedi dei campioni delle Skyrace.
Ebbene sì, la Agility Peak 6 si è fatta subito notare per avvolgere il piede come un guanto: bella ferma, zero compressioni del cavolo. La vera goduria? Il colletto imbottito. Se talvolta le scarpe da trail massacrano i malleoli al primo sasso storto, con queste invece il nulla, pace totale. Ma parliamo anche della linguetta a soffietto: ci siamo letteralmente buttati tra fango e pozze, e non è passato nulla. Niente sassolini, aghi di pino o schifezze varie che ti costringono a fermarti a metà giro. E nonostante la tomaia in mesh sembri leggera, tiene botta: a fine sessione mi aspettavo di avere i piedi bolliti o inzuppati, e invece erano asciutti e freschi. Ma la cosa più importante è che il fit non ha ceduto di un millimetro: la scarpa che ti allacci in partenza è la stessa che ti ritrovi all’arrivo.
Ammortizzazione? Impeccabile. L’intersuola ha quel bilanciamento che cerchi da una vita: abbastanza morbida da mangiarsi gli impatti, ma con la giusta densità per non farti sentire su un materasso ad aria; senti ancora bene cosa stai calpestando, ed è fondamentale per non perdere il controllo. Per chiunque temi il fatidico tendine d’Achille, con queste ai piedi la voglia di cominciare a correre senza paranoie è assai scontata. Radici, sassi, sconnesso? C’era di tutto durante il nostro test, ma le gambe — per fortuna — erano intatte. In più c’è il rock plate sotto che ti dà quella sicurezza extra, rivelandosi un prezioso scudo a cui non si vuole più rinunciare. Onestamente? Fremiamo all’idea di portarle su un sentiero cattivo, di quelli ripidi e tecnici, per vedere come rispondono sotto sforzo.
Sulla stabilità non si scherza, e qui abbiamo trovato un feeling millimetrico. La scarpa asseconda il movimento naturale del piede, ma ci ha tenuti incollati al terreno anche dove lo sporco provava a tradirci. In un paio di passaggi su rocce muschiose abbiamo rischiato la classica ”storta” da fine giornata, ma la Agility Peak 6 ci ha letteralmente salvato la caviglia, incassando il colpo e restituendo stabilità. Sentire questo tipo di sicurezza sotto i piedi ti invogliava a premere sull’acceleratore nella parte finale del ritorno, senza ombra di dubbio. La suola mantiene quello che promette sulla carta: la trazione è brutale. I tasselli mordono il sentiero a ogni passo, ma senza mai darci quella sensazione di instabilità o ”ondeggiamento” tipica delle scarpe troppo artigliate. Ve l’abbiamo già detto e dopotutto ci conoscete: ci siamo buttati di proposito in pozzanghere e zone fangose e la scarpa ti rilancia in avanti senza esitazioni. Tra questo grip e una tomaia che sembra non aver paura di nulla, è chiaro che Merrell abbia costruito un mezzo per chi non ha voglia di andare per il sottile e cerca lo scontro con i terreni più aggressivi.
Drop di 6 mm e schiuma FloatPro: scordatevi l’effetto ”nuvola” o i rimbalzi da molla. Qui il feeling è secco, molto old school. Il paragone che gira online con la Speedgoat? Per noi non sta in piedi: esteticamente si somigliano, ma a livello di spinta la Merrell è molto più piatta. Però c’è un ”però” che spacca: la durabilità. Dopo 120 km di abusi, i tasselli sono ancora nuovi e l’intersuola non ha ceduto di un millimetro. Se cercate una scarpa che non ”scoppi” dopo tre uscite, l’avete trovata.
Costruita bene, mesh 100% riciclato e rinforzi in TPU che arrivano fin dove serve per salvare le dita dai calci contro le rocce. Il feeling è fresco, molto estivo, anche se ci sono i segni per i chiodi da ghiaccio (scelta che onestamente ci lascia perplessi). Occhio però al caos taglie: a uno di noi è servita mezza taglia in meno, all’altro mezza in più. Un delirio. Provatele assolutamente.
Arriviamo al dunque. La Merrell Agility Peak 6 — è la scarpa perfetta per chi vuole un ”muletto” tuttofare. È bellissima — la versione total black è una bomba anche per andarci a bere una birra post-gara, — dura tantissimo e non ha punti di frizione strani. Non è la scarpa da prestazione pura per lo skyrace fangoso dove ti serve un grip chirurgico, ma è quella scarpa ”Challenger” che tieni lì e usi quando vuoi correre senza troppi pensieri, sapendo che non ti tradirà a livello di comfort. E adesso lasciamo la parola a voi.





