Nike ACG Oregon Experience

WORDS → Patrick Delorenzi

DATE → 2026-04-21

All Conditions Means — All conditions

All conditions means – all conditions. Questa è una frase che abbiamo sentito più e più volte durante la All Conditions Gear Experience, tre giorni di full immersion a Portland, Oregon. Dopo aver iniziato a vedere da un annetto circa addosso ai migliori atleti del mondo trail queste magliette folli bianche traforate, un nuovo modello di Ultrafly ai piedi, e durante le olimpiadi invernali di Milano Cortina l’evento di rilancio ufficiale del brand con l’ACG Express, era ora di fare una visita direttamente alla casa madre per capire meglio questo rilancio, oltre a un’anteprima di nuovi prodotti e vivere un’esperienza wild immersi nella natura dell’Oregon.

Tutto è iniziato con una visita al PHK Campus di Beaverton, Oregon, Worldwide Headquarters di Nike; un luogo di culto per qualunque runner (o sportivo). Entrando nella sezione, mi sono reso conto effettivamente di cosa stava succedendo e che stavo per visitare un posto ricco di storia e cultura. Dopo essere passati dentro alla Steve Prefontaine Hall, l’ingresso del campus, camminato davanti al John McEnroe building che si affaccia sul lago interno, e poi un passaggio nel Michael Jordan Building, la visita è passata alla Michael Johnson track: una pista di atletica iconica, immersa nel bosco, con la statua di Michael Johnson con ai piedi delle Nike dorate, create apposta per lui da indossare in competizione ad Atlanta 1996 per poi passare alla zona costruita più di recente. “I’ve been with Nike 25 years” ci dice con fierezza la nostra guida al PHK e voltandosi, ci mostra un XXV embroidered sul retro della sua giacca. Traspare un senso di passione ed appartenenza da tutti gli addetti ai lavori che incrociamo, in stile molto americano. Lavorare in Nike è un fattore di orgoglio. Qua, in una zona esterna rialzata dove si sale con una lunga rampa, vengo accolto da un “Hey man, how are you doing? My name is Scott but everybody calls me Scooter” mentre mi porge la mano. Gliela stringo salutando senza sapere che è Scott LeClair, ovvero il VP/GM, Global ACG, pronto a raccontarci assieme ad Aaron Belchere, VP, Creative Design, la genesi del relaunch di All Conditions Gear.

“Qua creiamo prodotti per tutte le condizioni – e tutte le condizioni, significa tutte le condizioni” reitera Scott, mentre Aaron risponde a un paio di domande: “Parliamo di un brand di trail running? Probabile. È un brand di hiking? Perchè no?”.
Aaron ci ha raccontato perché loro sono diversi, ci dice che quando hanno iniziato questa avventura, si sono interfacciati con chi aveva lanciato All Conditions Gear in origine, fra cui Tinker Hatfield, che gli ha detto: “Non si è mai trattato solo di arrivare il più lontano possibile su un sentiero, o scalare la montagna più alta o affrontare il fiume più impetuoso. Ci sono tantissime alternative per quello. ACG, significa fare tutte queste cose, e divertirsi un mondo nel farlo”. Il divertimento è una parte fondamentale di cosa rende il marchio distinto dal resto del mondo outdoor. Questo traspare anche nella comunicazione – con Sasquatch che si occupa del rilancio al suo computer in mezzo alla foresta, o con runner durante una gara che vengono inseguiti da un lupo mentre affrontano un singletrack.

Parlando del futuro del brand, Belchere ci dice: “Le persone si sono unite nell’89, e hanno fondato l’azienda con un’intenzione iniziale molto semplice. Allora, questi sono i tre obiettivi che vogliamo raggiungere: rendere la nostra attrezzatura per attività all’aperto la migliore possibile; vogliamo che sia notevolmente diverso, la “sameness” (essere come gli altri) non ci basta; vogliamo che sia estremamente versatile. Dovreste essere in grado di farci qualsiasi cosa vogliate. Per noi il futuro è realizzare una versione più grande, più audace e più folle di quel brief originale.”

Il punto di partenza è sempre l’atleta – che cosa gli serve per performare. Da lì tutto il resto prende forma, ci spiega Michael Bumbalough, il loro esperto di footwear.
Partendo dagli atleti élite, e coinvolgendo anche atleti amatoriali di tutti i livelli, dai più ferrati ai più “trail curious”, il design del prodotto prende forma. Fra gli élite, spicca un nome fra tutti: Caleb Olson, vincitore di Western States 2025 vestendo l’ormai iconica maglia Radical AirFlow. “Vedo un’idea iniziale dell’attrezzatura, del prodotto, e di solito si tratta di un incontro individuale o altre volte, invece, incontro un gruppo (di designer) che lavorano al prodotto. Me lo presentano dicendo: “Secondo te, per cosa potrebbe essere utile?”. Lo provo un po’ e poi lo uso per qualche corsa. Gli do un feedback. Ad esempio, per la maglia Radical Airflow, all’inizio mi sembrava che ci fosse troppo materiale in eccesso. Alla fine hanno accorciato le maniche, trasformandolo in un crop top che arrivasse appena sopra la cintura. Hanno anche tolto del tessuto sotto le ascelle e sui gomiti, rendendolo più leggero e traspirante. A quel punto ho pensato: “È fantastico! L’ho testato abbastanza da potermi fidare completamente”.
Ci dice che vincere Western States: “è stato life changing. Questo mi ha permesso di ottenere il supporto necessario per diventare, a mio avviso, un vero e proprio trail runner professionista. Sento di poter praticare questo sport ai massimi livelli e la consapevolezza di poter competere con alcuni dei migliori atleti del settore, mi ha dato una grande iniezione di fiducia.”

Ma ACG non è solo prodotto; le anteprime per 2026 sono avvenute all’interno di uno spazio concept, che è stato il progetto per il primo flagship store aperto in Cina.
Da fuori, le vetrine mostrano magliette Radical AirFlow e foto a figura intera di Caleb Olson a Western States. Entrando, tutto è curato nei minimi dettagli per rappresentare il mondo all conditions: cemento grigio in contrasto con arredi arancioni, un ingresso che sembra di una stazione spaziale. Per terra, all’ingresso, ci sono 3 parole: Run – Hike – Explore. Queste sono le tre macro categorie attuali del brand, come ci spiega Brandon Micheles (VP footwear design), mostrandoci prima i modelli da trail running: Ultrafly, la scarpa da gara, a cui si aggiungono Zegama trail e Pegasus trail per il running, e la nuovissima Zegama Hike, pensata apposta per l’hiking.
La Zegama Trail è una scarpa molto tecnica pensata per essere un’ottima alleata per allenamenti lunghi, con un’intersuola a doppia densità con uno strato esterno in Cushlon, durevole e stabile, e uno strato superiore in ZoomX in materiale TPEE per un ottimo ritorno di energia, reso più denso e stabile rispetto ad una schiuma stradale per una maggiore stabilità e controllo.
Ci hanno poi presentato la Zegama Hike: un nuovo prodotto, per una nuova categoria.
Questa è pensata specificatamente per un altro utilizzo, ovvero camminate brevi o lunghe, su terreni vari e anche molto difficili, dove è richiesto anche il massimo controllo.
La Zegama Hike opera dei cambiamenti sostanziali e specifici rispetto al modello da trail: una schiuma più densa, allacciatura per una stabilità ottima e fit del tallone confortevole e sicuro anche per ore. L’intersuola è a doppia densità per offrire sia comfort che durabilità, e la suola esterna è in Vibram Megagrip per un grip ottimale su qualunque terreno.
Un’altra novità sostanziale è una nuova forma per il fit delle scarpe ACG: più larga e spaziosa nell’avampiede, e anche nella parte anteriore superiore. Questo per permettere al piede di allargarsi e avere spazio nel caso si gonfiasse nelle fasi avanzate di una ultra maratona.

All Conditions Gear è scarpe, ma anche apparel. Pezzi tecnici e sistemi di layering pensati per vivere l’outdoor anche in situazioni estreme. Top tecnici, gusci esterni impermeabili e strati isolanti Primaloft che possono essere ripiegati e riposti per occupare poco spazio.
Durante la giornata accediamo anche al NSRL – quattro lettere che significano Nike Sport Research Lab. Firmiamo un sacco di documenti di non divulgazione prima di entrare, e iniziamo questa visita, strettamente limitata ad una parte di questa zona dedicata alla ricerca. Non possiamo condividere con voi cosa abbiamo visto, ma le risorse e l’attenzione a tutto ciò che è performance è davvero ad un livello altissimo. Un altro highlight inaspettato, è stata la presentazione di una nuova atleta nel loro roster: Yiao Miao, vincitrice di OCC 2024 e 2025. Un’aggiunta che rende ancora più densa la lineup dell’All Conditions Racing Department, a testimonianza che se il divertimento è importante, anche performare e vincere le competizioni più prestigiose del mondo lo è altrettanto.

Per cena ci siamo spostati a Forest Hill, una collina immersa nel verde a sud ovest di Portland; qua abbiamo potuto vedere e sentire storie legate agli archivi della azienda, toccando con mano alcuni dei modelli che negli anni sono stati creati per una moltitudine di sport diversissimi, dal hiking al kayak. Il giorno successivo è iniziata la parte wild di questo viaggio – ci dirigiamo tutti verso il Columbia River Gorge, un’enorme gola naturale (canyon) scavata dal fiume Columbia tra le montagne. Dalla highway vediamo che piano piano la città lascia spazio ad un verde sempre più profondo e ad alberi altissimi. Avvistiamo anche una Bald Eagle e arriviamo a Wahkeena Falls. Qua ci aspettano i ragazzi di Camp Yoshi, pronti ad accompagnarci su per un singletrack che si snoda fra Douglas Fir altissimi (albero simbolo dell’Oregon) e cascate. L’ambientazione ci dà un assaggio del Pacific North West vero e proprio: verdissimo, rigoglioso, e anche scivolosissimo. Le rocce nelle zone delle cascate sono un posto perfetto dove testare il grip delle Zegama. 

La successiva destinazione è stata Thunder Island, una piccola isola nel Columbia River, posizionata davanti a Cascade Locks, un piccolo paesino immerso nel verde. Qua si trova la finish line di Gorge Waterfalls, gara storica di trail organizzata in questa edizione da Daybreak Racing e Free Trail, e presentata da ACG. Ci siamo diretti verso le tende dove avremmo trascorso la notte, dove fra l’altro abbiamo trovato anche altra attrezzatura run da testare. Complice il meteo molto favorevole (“You got lucky with the weather” continuavano a ripeterci i locals) un gruppetto di noi si è cambiato e siamo usciti a fare una corsa. Prima abbiamo attraversato il Bridge of the Gods, che ci ha visto sconfinare nello stato adiacente di Washington, e poi abbiamo percorso un pezzo di PCT, la Pacific Crest Trail, famosissimo percorso di hiking e parte del percorso di gara. Dopo la corsa sui singletrack dell’Oregon doccia e sauna per poi dirigerci, con il sole già calante, al Gorges Beer, bar che fungeva anche da race HQ di GW e base per Free Trail. Qua l’allestimento è stato curato direttamente da loro, con mappe del percorso di gara, e l’atmosfera è molto laid back, amichevole, e molto USA style.

All’ultimo piano del bar, chiacchieravamo su una grande terrazza dove eravamo tutti riuniti per l’happy hour, mentre sotto al ritiro bib si alternavano runner per tutte le distanze. “Sarebbe figo correre GW solo per avere il bib come ricordo” – a forma triangolare. La serata è proseguita su Thunder Island con Camp Yoshi, un tramonto spettacolare, una sessione di stargazing a caccia di stelle, e con un avvistamento degli anelli di Saturno seguito da conversazioni attorno al fuoco.

Domenica mattina il vento era sparito del tutto. Sveglia presto e ci godiamo un’alba breve ma di un rosa intensissimo. Il Columbia River apre un paesaggio ampio e circondato da montagne, che ci invoglia ad andare a esplorare.
Ci prepariamo e facciamo qualche km su parti del percorso di GW, fra strade bianche e singletrack moderatamente tecnici, immersi in queste foreste verdissime e rigogliose.
Qua abbiamo potuto testare più a fondo alcuni loro prodotti, fra cui uno standout è il piumino Lava Flow pensato apposta per il running. Molto leggero, ma che tramite accorgimenti strutturali permette una termoregolazione ottimale durante l’attività (sembra di non averlo) ma che fornisce una buona dose di isolamento e calore quando ci si ferma.
Ci siamo poi diretti alla linea di arrivo per aspettare i primi runner della 30k, che sono arrivati a razzo con un tempo sotto le 2 ore per gli uomini (Mason Coppi seguito da Liam Meirow e Grant Coligan) e poco dopo le prime donne, con al primo posto Lauren Gregory, seguita da Tayler Tuttle e Riley Brady.
Qua in un’atmosfera molto chill ma comunque professionale, con tantissimi media presenti, abbiamo anche avvistato qualche prototipo ACG ai piedi di alcuni atleti, ed assaporato le vibes di una gara di trail americana. Tante chiacchiere sul prato verde dopo la linea di arrivo, abbracci, e un’atmosfera di community vera e propria.

Una cosa che mi ha colpito molto è stata sulla distanza della 100km, avvenuta il giorno dopo quando noi stavamo già rientrando: la graphic designer dell’azienda che ha partecipato alla 100k, arrivando seconda in classifica su un percorso tutt’altro che facile.
“I just work here” legge il post su Instagram del brand per celebrare la performance di Liz Hogan. 100km con 3300d+ in meno di 10 ore. Mi ha fatto riflettere su come lavoro, passione, voglia di migliorarsi, performance e divertimento possano fondersi, non solo negli atleti élite, ma a tutti i livelli, e soprattutto negli addetti ai lavori che aiutano a creare il DNA di un brand.
Da questa esperienza si è percepita una grandissima voglia di innovare, sia sotto l’aspetto performance che di cultura trail e comunicazione. “Nell’ultimo anno e mezzo, da quando abbiamo iniziato a lavorare insieme, ci sono voluti tanto impegno e dedizione, ma vedere tutto il lavoro concretizzarsi è stato un percorso incredibile. È una sensazione fantastica. Credo che il lavoro parli da sé e ne sono davvero orgoglioso. Siamo solo all’inizio e siamo entusiasti di continuare a guardare al futuro con ottimismo.” Ci dice Scott LeClair. Sicuramente il rilancio di All Conditions Gear è molto interessante, e restiamo in attesa, con parecchia curiosità, di vedere quali innovazioni ci porteranno in futuro.

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