Oltre il cronometro — Nadir Maguet
WORDS → Francesca Robasto
Pics → Gianluca Vanzetta
DATE → 2026-09-09
Nadir Maguet, atleta La Sportiva, racconta il suo secondo tentativo di record sul Cervino detenuto da Kilian Jornet.
Ci sono montagne che non si possono semplicemente osservare dalla finestra di casa senza che finiscano per intrappolare i pensieri. Per Nadir Maguet, cresciuto a Torgnon nella Valtournenche, il Cervino è sempre stato lì: una presenza imponente e ineludibile che segna l’orizzonte e l’immaginario di un’intera comunità. Fin da ragazzino, nelle valli valdostane si cresceva nel mito di Bruno Brunod e di quella sua incredibile cavalcata fino alla croce e ritorno. Poi, nel 2013, arrivò Kilian Jornet a stampare quel tempo assurdo di 2 ore, 52 minuti e 02 secondi. Nadir c’era, era salito lungo il percorso con il padre per vederlo passare; aveva vent’anni e non possedeva ancora la maturità o la consapevolezza di chi un giorno avrebbe provato a sfidare quello stesso cronometro.
Negli anni successivi, attraverso un percorso di crescita atletica e alpinistica costellato di record in stile fast and light – dal Gran Paradiso al Piz Bernina, fino alle Grandes Jorasses – la decisione di provare l’assalto alla Gran Becca è maturato come una conseguenza naturale. Dopo un primo test sui tempi di Kilian nel 2021, un primo tentativo nel 2023 e un biennio estivo segnato da infortuni, il 22 luglio 2026 Maguet si è ripresentato ai piedi della Cresta del Lion per il suo secondo tentativo ufficiale. Una preparazione complessa, perché il Cervino non è una gara con un percorso delimitato e date certe: è una montagna da 4.478 metri dove un temporale improvviso o una variazione di temperatura possono cambiare tutto nel giro di poche ore. Programmare una prestazione del genere significa vivere nella costante attesa di una finestra meteo perfetta, che a volte concede una sola settimana utile in un’intera estate. Quest’anno, dopo le fatiche della Lavaredo Ultra Trail a giugno, l’opportunità si è aperta improvvisamente all’inizio di luglio, richiedendo di sincronizzare in due soli giorni una complessa macchina organizzativa, logistica e di sicurezza.
Scegliere il giorno esatto è stato forse uno degli aspetti più snervanti dell’intero percorso per Nadir.
Fino a due o tre giorni prima le previsioni a quelle quote rimangono incerte, trasformando l’attesa in una potenziale fonte di stress capace di prosciugare le energie mentali ancora prima di indossare le scarpe da corsa. Tentare un record su una cresta affilata e tecnica significa inevitabilmente fare i conti con l’accettazione del rischio, specie nel tratto di discesa. Nel primo tentativo del 2023, Nadir era riuscito a guadagnare cinque minuti su Kilian proprio nella discesa; questa volta, arrivato in cima in leggero ritardo sulla tabella di marcia idealizzata, si è trovato a vivere un istante di titubanza prima di rituffarsi a valle. Non avendo più vent’anni – oggi ne ha trentatré – la testa valuta l’esposizione e il pericolo con un peso diverso. Pur avendo staccato un parziale straordinario fino al Rifugio Carrel con un recupero di tre minuti, la consapevolezza che il distacco complessivo fosse ormai incolmabile lo ha spinto a tirare i freni nella seconda metà di discesa. Niente azzardi inutili, nessuna forzatura su un terreno che non perdona: quando il tempo è scritto e non c’è margine per ribaltare il verdetto del cronometro.
Ciò che rimane di questa sfida, a mente fredda e con la serenità di chi sente di aver chiuso un cerchio, va ben oltre il dato numerico. Nato inizialmente come un obiettivo puramente prestazionale, il progetto si è trasformato negli anni in un sogno condiviso da un intero territorio. C’era un lavoro di squadra coordinato dietro questo tentativo: dalle indicazioni preziose di esperti conoscitori del Cervino come François Cazzanelli e Marco Camandona per la gestione della sicurezza in quota, alla sincronia di un micro-team composto da allenatore, nutrizionista, preparatore e un mental coach con cui Nadir lavora da mesi. Un’intesa fondamentale, quella con lo staff, basata prima di tutto sull’amicizia e sulla capacità di condividere anche gli aspetti più intimi e personali della vita quotidiana, capaci di influenzare la resa di un atleta molto più di una semplice scheda di allenamento. Anche la parte tecnica ha vissuto uno sviluppo personalizzato con La Sportiva: più che una semplice scelta di abbigliamento minimale in maglietta e pantaloncini con l’uso precauzionale del casco in cresta per difendersi dalla caduta sassi, l’atleta ha lavorato alla messa a punto di una calzatura realizzata appositamente per il Cervino, derivata dai prototipi del modello Talento Pro con dettagli su misura. Da questa avventura nascerà anche un film documentario realizzato proprio insieme a La Sportiva, ideato come il racconto profondo di una storia umana e di un sogno collettivo.
L’impatto emotivo di un’impresa simile si misura anche nell’intimità degli affetti più cari. Per Nadir, vedere la preoccupazione negli occhi dei genitori prima della partenza o ascoltare l’aneddoto ironico e tenero della nonna – che due settimane prima gli raccomandava di non andare sul Cervino perché ”le montagne si sbriciolano” – fa capire quanto il confine tra il gesto sportivo e la vita reale sia sottile. L’apprensione delle persone amate è una variabile forte con cui fare i conti, ma il loro supporto incondizionato è stato la vera spinta per affrontare tutto a testa alta. Nonostante il cronometro non sia sceso sotto la firma di Kilian, la sensazione all’arrivo è stata quella di una completa realizzazione interiore. Se la prima volta il rammarico e lo stress avevano lasciato tossine fisiche e mentali, questa volta Nadir ha affrontato la giornata con il sorriso sul viso. Adesso il mirino si sposta sulle sfide imminenti del calendario agonistico, a partire dall’appuntamento con la CCC sulle distanze dell’UTMB a fine agosto. La parentesi Cervino, affrontata a viso aperto e sognata a occhi aperti, trova così la sua conclusione naturale. Rimane la storia di un atleta maturato attraverso l’esposizione alla parete, capace di misurarsi con il limite assoluto della disciplina senza perdere la capacità di ascoltare le proprie emozioni e le persone che lo circondano.
