Prodigio Max by La Sportiva

WORDS → Francesca Robasto

DATE → 2026-01-09

La Sportiva ha presentato Prodigio Max, la scarpa per gli amanti delle ultra e, più in generale, per chi cerca massima ammortizzazione, comfort, protezione e stabilità. È l’ultima arrivata nella famiglia Prodigio, il progetto che ha saputo definire nuovi standard nel mondo del trail e mountain running.

È fine agosto 2007, alla casella di posta elettronica di uno studente del College di Boulder originario del Nebraska arriva un’e-mail. È firmata da Buzz Burell, fondatore di fastestknowntime.com e del primo team di Mountain Running di La Sportiva nel Nord America, e quindi nel mondo. L’e-mail recita più o meno così: “Ciao ragazzo, congratulazioni per la tua vittoria a Leadville. Ho visto che hai usato le nostre scarpe, ti andrebbe se te ne mandassimo qualche altro paio?”. È il 2007, Anton Krupicka è ancora uno sconosciuto ma ha appena vinto la sua prima gara, Leadville 100, correndo con un paio di La Sportiva acquistate in un negozio di Boulder. Con quell’e-mail è iniziato il suo rapporto con l’azienda trentina (e non si è ancora concluso: nel 2025 è anche entrato nel team di Product Development). L’approccio di Krupicka alla corsa, in quel momento, è ancora quello per cui sarebbe diventato famoso, ma da lì in poi non ha smesso di cambiare e ridefinirsi – come è successo anche allo sport, d’altronde. In questi vent’anni è cambiato lui, è cambiato il suo approccio alla montagna, e sono cambiati anche l’azienda e il prodotto.

Agosto 2025. Siamo in uno chalet di Les Houches, poco fuori Chamonix, un paio di giorni prima dell’Ultra Trail du Mont Blanc. Ci sono i ragazzi di La Sportiva, qualche giornalista, gli atleti e Krupicka. L’azienda ha deciso di presentare qui due novità: una scarpa e un film. Il film parla del rapporto tra Anton Krupicka e il Longs Peak, uno dei fourteener del Colorado (grossomodo i nostri “quattromila”) che si trova sul Front Range, poco distante da Estes Park, e che Krupicka ha scalato più di 150 volte in questi anni. La scarpa invece è la nuova Prodigio Max, l’ultima arrivata in casa LaSpo, che in qualche modo chiude un trio di prodotti che rappresenta la nuova generazione di calzature da mountain running dell’azienda. L’identità è sempre quella: una scarpa che sta bene in montagna, che dura e protegge, ma che asseconda un mercato che nel frattempo ha capito che in montagna si può correre davvero, ed è il caso di farlo con una scarpa che ne incoraggia il gesto.

I modelli della serie: Prodigio, la prima uscita, filante e asciutta, protettiva il giusto e con una corsa molto “a terra”; la suola che bilancia grip e durabilità e che, insomma, piace un po’ a tutti, soprattutto a chi cerca quel contatto col terreno d’altri tempi, che oggi è sempre più difficile da trovare. La seconda è Prodigio Pro, uscita la scorsa primavera. Una scarpa che è riuscita, per una qualche intercessione delle divinità della corsa, a bilanciare caratteristiche che pochi, ma davvero pochi, erano riusciti a unire. Prodigio Pro è morbida, ammortizzata, ma allo stesso tempo filante e leggera. È il prodotto che stavamo aspettando, in grado di dimostrare davvero che le piastre in carbonio – che sì, servono ma forse non servono – sono sopravvalutate, e che con una schiuma supercritica, senza piastra, si può ottenere lo stesso risultato, forse migliore. A Cortina le abbiamo viste ai piedi di tutti, da Andreas Reiterer ai corridori che cercavano di stare nei cancelli; erano talmente tante che quasi stancavano. Insomma, questa volta a Ziano hanno fatto centro, e se ne sono accorti un po’ tutti.

Infine, la nuova arrivata, Prodigio Max. Meno all round della Pro (che, nonostante il nome, all round lo è davvero), è invece più rivolta alla pancia del gruppo e a chi cerca protezione laddove Prodigio Pro sì ne aveva, ma in modo più bilanciato. Prodigio Max prende alcune delle caratteristiche della Pro e le spinge più in là, sacrificandone altre – tutto, si sa, non si può aver. Il claim, d’altronde, è chiaro: andare lontano. Altrettanto chiaro lo spot girato per il lancio della scarpa, in cui Krupicka attraversa mezzo west di corsa, da Boulder al deserto, passando per alcuni luoghi iconici come Green Mountain, Leadville, Indipendence Pass, Aspen, e infine Moab, lo Utah, i Parchi. Insomma, il deserto costellato da tòpoi e cliché dell’America rurale, ripuliti però da quel tono un po’ afflitto, modaiolo e molto “gorpcore” che sta imperando nel mondo running, e di cui i creativi di La Sportiva hanno pensato di salvare alcuni elementi (come il sapore della pellicola e del VHS) trattandoli con un tono più spensierato e in linea con l’identità del marchio, senza i manierismi un po’ fashion che con l’azienda trentina non hanno molto a che fare.

Tutto il progetto Prodigio sembra accompagnare l’azienda nel futuro del mondo running, come aspettavamo da un po’ di tempo, sia per quanto riguarda il prodotto che il modo di comunicarlo, o piuttosto il mondo (e l’immaginario) in cui inserirlo. È un momento, il nostro, in cui le aziende che hanno un minimo di heritage possono sfruttarlo per alimentare un senso di appartenenza, non tanto delle persone all’azienda, ma dell’azienda a un mondo di riferimento. È anche un momento in cui è facilissimo snaturarsi e spersonalizzarsi, inseguendo stili del tutto passeggeri. Chi riesce a cambiare senza perdere la propria identità ottiene ottimi risultati, magari non immediati, ma sul lungo termine. Questo ne è l’esempio.

0
0
Your Cart
Your cart is emptyReturn to Shop