Progetto BB4: gli atleti Millet sfidano il Monte Bianco

WORDS → Emanuele Castiglione

DATE → 2026-06-12

Symon Welfringer, Esteban Daligault, Virgile Devin e Baptiste Obino chiudono la saga dei ”Berbères”. Una cronaca di cinque tentativi, ritirate e pura tenacia alpinistica.

Quattro nuovi nomi da annoverare tra gli alpinisti che hanno osato sfidare il Monte Bianco. Gli atleti Millet Symon Welfringer ed Esteban Daligault, insieme a Virgile Devin e Baptiste Obino, entrano nella storia dell’alpinismo portando a termine il progetto BB4, ovvero l’apertura della nuova via “Les Berbères”. Un progetto che arriva da lontano: dal 2003, infatti, la saga “Barbares”, nel massiccio del Monte Bianco, è stata il palco di alcune sfide alpinistiche di altissimo livello. Prima una via aperta da Patrick Pessi e Stéphane Benoist, poi una seconda firmata da Léo Billon e Amaury Fouillade, e infine una terza da Léo Billon ed Enzo Oddo. Seguendo le loro orme, i quattro atleti Millet hanno tentato di chiudere il cerchio, certo non senza difficoltà. Ci sono volute “la visione di Baptiste, la maestria tecnica di Virgile, la grinta di Esteban e il coaching di Symon” per riuscire a portarlo a termine. L’obiettivo era chiaro e ambizioso: scalare una linea mista diretta attraverso lo scudo strapiombante del Pré de Bar, sulla parete del Mont Dolent (3.819 m). Cinquecento metri di dislivello verticale con difficoltà fino a M11 e una roccia costantemente impegnativa. Sulla carta, doveva essere un’ascesa rapida. La cordata era partita con una sicurezza che il granito ha subito provveduto a sgretolare: “pensavamo di aprire questa via in due giorni, in modo veloce e pulito”. In realtà, il progetto si è protratto per mesi e mesi. “Più di un anno di lavoro e cinque tentativi per completarlo finalmente”, riassume Virgile Devin. Un’ossessione geometrica che si è trasformata in una severa lezione di resistenza psicologica. “Una storia di ripetuti schiaffi in faccia”, aggiunge Esteban Daligault, traducendo in parole la durezza di una parete che non ha fatto sconti a nessuno. “Una via che ci è costata qualche notte, un mucchio di chiodi e molta speranza”, conclude Symon, delineando il prezzo reale di un’apertura di questo livello.

Partendo dall’inizio, nella primavera del 2025, il primo tentativo si scontra subito con la prima battuta d’arresto: “una parete compatta che protegge male ed è difficile da scalare”. Dopo un bivacco estenuante in parete, la sfortuna si materializza nel modo più banale e spietato: il loro fornello cade nel vuoto all’alba, sancendo la fine termica del tentativo e costringendoli al ritorno al punto di partenza. Pochi giorni dopo, il secondo tentativo si traduce nella seconda battuta d’arresto. Con Symon infortunato, Baptiste ed Esteban tornano come squadra di due, ma il Mont Dolent esige un tributo di sangue. Una roccia colpisce Baptiste in faccia, lasciandolo stordito. I due proseguono comunque, finendo il loro secondo giorno a mezzanotte, esausti, ma il mattino successivo vengono fermati appena sotto la vetta. La parete si presenta completamente intonacata di neve, rendendo le protezioni totalmente inaffidabili. Con i segnali di pericolo che lampeggiano ovunque, la ritirata diventa l’unica scelta inevitabile.
L’inverno successivo porta il terzo tentativo e, puntuale, la terza battuta d’arresto. A metà marzo 2026, Esteban, Symon e Virgile ritornano ai piedi dello scudo, più esperti e desiderosi di conquistare la parete. Liberano con determinazione i tiri inferiori e si sistemano nel loro portaledge per la notte, ma durante la notte torna la neve a rovinare i piani. Al mattino lo spindrift spazza la parete con violenza, rendendo impossibile continuare e incerta persino la discesa. “A quel punto, abbiamo iniziato a vedere la parete come maledetta”. A inizio aprile, il quarto tentativo si conclude con la quarta battuta d’arresto. Virgile ed Esteban ripartono esattamente un anno dopo essere stati fermati sotto la vetta, dominando i duri tiri inferiori e liberando l’intera sezione ripida. Ancora una volta, però, il meteo colpisce duro con neve, umidità e sacchi inzuppati, portando Virgile al crollo psicofisico a soli 80 metri dalla cima.

Quale significato si può trovare in così tanto disagio per una striscia di roccia? Cosa spinge a tale tenacia? Le domande rimbalzano nel silenzio delle grandi pendenze. “Non volevo più spingermi al limite su terreno difficile, su roccia marcia con protezioni discutibili. Col senno di poi, sono orgoglioso che siamo tornati indietro”, confessa Virgile. Il progetto sembrava definitivamente chiuso, con troppa energia spesa e troppi fallimenti accumulati, finché Symon chiama la cordata per un ultimo e definitivo tentativo. Il 18 aprile la strategia cambia: approcciando dalla vetta, gli alpinisti scendono in corda doppia fino alla cima della via. Rimangono due tiri di M5. Questa volta, la linea viene completata. “La gioia non riguardava la prestazione pura, ma un giorno in cui la montagna non era più un avversario da conquistare, ma una compagna con cui muoversi. La montagna ci ha finalmente aperto le braccia”, racconta Esteban. Con BB4, il quartetto aggiunge un nuovo capitolo alla propria storia e all’evoluzione della disciplina. “Amo la direzione che sta prendendo l’alpinismo, e questo mix di stili e generazioni. Il livello si sta evolvendo incredibilmente velocemente, ed è esaltante far parte di questa piccola barca”, conclude Symon.

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