Simone Moro Interview

WORDS → Francesca Robasto

DATE → 2025-11-26

Una nuova sfida invernale. Un capitolo in sospeso. Un cerchio da chiudere.

Così si presenta il prossimo grande obiettivo di Simone Moro, annunciato il 25 novembre 2025 nella sede Garmin Italia di Milano: tornare sul Manaslu, 8.163 metri nel cuore dell’Himalaya nepalese, l’ottava montagna più alta della Terra. Non un semplice progetto alpinistico, ma una storia personale lunga dieci anni, fatta di tentativi estremi, partenze, rinunce forzate e un richiamo che non ha mai smesso di farsi sentire.

Dal 2015 al 2025, Moro ha provato a raggiungere la vetta invernale per sei volte, senza mai arrendersi, ma sempre respinto da tempeste, nevicate e una montagna che in quella stagione non perdona. In totale, quasi due anni trascorsi sulle sue pareti, in un dialogo continuo e travagliato tra uomo e natura. Con la consueta amara e sarcastica ironia, ha deciso di iniziare il suo intervento sorridendo e ammettendo: “Sette tentativi cominciano a essere quasi imbarazzanti” per poi lasciare spazio a parole che spiegano meglio di qualsiasi cifra la forza che lo muove: “sono una persona a cui piace chiudere i cerchi, non forzarli. Se non fosse così non avrei dedicato dieci anni della mia vita a questa montagna. È la montagna che voglio salire, e soprattutto il modo in cui voglio farlo è realizzabile.”

Nonostante gli insuccessi sul Manaslu, Simone Moro rimane una delle figure di riferimento dell’alpinismo contemporaneo. È l’unico uomo ad aver compiuto quattro prime invernali su ottomila — Shisha Pangma (2005), Makalu (2009), Gasherbrum II (2011) e Nanga Parbat (2016) — imprese che lo hanno consegnato alla storia. Eppure, il Manaslu resta una ferita aperta, un sogno ostinato, quasi un “bisogno”, come lo ha definito lui stesso. La prossima spedizione seguirà il puro stile alpino invernale. Cosa significa? Niente ossigeno supplementare, niente corde fisse installate in anticipo: a fargli compagnia la sua forza, la sua tenacia e la vastità di un ambiente che d’inverno diventa più ostile che mai. Nessuno ha mai raggiunto la vetta del Manaslu con questo stile nella stagione più dura. Ma se a molti può sembrare un obiettivo impossibile, per Moro è semplicemente il traguardo che lo aspetta.

In questa nuova avventura non sarà solo. Al suo fianco ci sarà Nima Rinji Sherpa, un talento straordinario che a soli 18 anni ha collezionato tutti i 14 ottomila, riscrivendo i record dell’alpinismo nepalese e mondiale. Quaranta anni di differenza non impediscono ai due di essere una squadra affiatata: avevano già tentato insieme la scalata invernale del Manaslu, costruendo una sintonia rara e preziosa. In merito a tale aspetto, l’incontro si è rivelato anche un’occasione per parlare del suo rapporto con Nima per rivelarci come anche dai più giovani si possa imparare, soprattutto in alta quota e come possano essere fonte d’ispirazione.

Non è mancata una riflessione sul cambiamento dell’alpinismo moderno. “Se vent’anni fa mettevamo i ramponi a 4.900 metri, oggi capita di indossarli non prima dei 6.000” osserva. Le montagne cambiano, e con esse la tecnica, la preparazione, le strategie. Ma una qualità, forse la più importante, resta immutata: la pazienza. A maggior ragione per questa sfida. La descrive così: “Mi è capitato di restare un mese intero in tenda ad aspettare il bel tempo. Una persona normale, quando arriva il sole, scappa a casa. Io preparo lo zaino e parto.” Infine, la domanda tanto attesa: se dopo i numerosi tentativi, adotterà una strategia diversa che possa aiutarlo finalmente a posare i ramponi sulla vetta del Manaslu. La risposta è stata chiara: sì, ma nel rispetto della montagna. Quest’anno partirà in anticipo rispetto all’inverno, dedicando settimane all’acclimatamento su altre cime. “Parto dopodomani. Sarò al campo base il 21 dicembre e, se il meteo è buono, il giorno dopo salgo già verso campo 1. La strategia cambia, la pazienza no.” Poi, quasi in confidenza, ha concluso con un sorriso disarmante: “Sono sempre la stessa persona, con un anno in più. Non sono Mosè, so che prima o poi dovrò fare altro. Ma questo cerchio voglio provare a chiuderlo.”

Il Manaslu aspetta. E questa volta, forse, il cerchio potrà finalmente chiudersi.

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