Uneek 360: a tutto tondo per l’ambiente

WORDS → Emanuele Castiglione

DATE → 2026-05-29

L’impegno di Keen per il pianeta passa da una sneaker modulare pensata per non finire mai in discarica

Esistono oggetti che non si limitano a occupare uno spazio, ma sfidano lo status quo. Quando le prime due corde e una suola apparvero sul mercato, il messaggio era chiaro: si potevano riscrivere le regole della calzatura. Oggi, il brand di Portland alza la posta presentando la sua prima sneaker interamente priva di colla. Un passo che non è solo estetico, ma un tassello fondamentale dell’iniziativa Detox the Planet: un impegno che dal 2014 vede il brand in prima linea per eliminare le sostanze chimiche tossiche dalla filiera produttiva.
La vera innovazione risiede nel design modulare. In un mondo abituato a prodotti assemblati con solventi nocivi, questa nuova interpretazione propone una costruzione in quattro parti tenuta insieme esclusivamente dalla tensione meccanica. Il risultato? Una struttura ”pulita” che può essere smontata a fine vita, facilitando un reale approccio circolare che finora era rimasto pura teoria nel settore outdoor.
“Abbiamo spinto l’iconico design verso una struttura che elimina i solventi nocivi. È smontabile a fine vita: un passo concreto verso le scarpe più pulite al mondo.”
— Blaine Conrad, Vice President Product di Keen.

Non lasciatevi ingannare dalla filosofia green: questa calzatura resta uno strumento pronto all’uso. La tomaia in knit tecnico riciclato, derivato da bottiglie di plastica, offre una traspirabilità superiore, mentre il sistema di corde articolate si muove su più assi per assecondare la morfologia del piede, garantendo una calzata adattiva quasi sartoriale. Sotto la pianta, la suola ibrida in gomma e foam resiste all’abrasione senza appesantire la camminata, mantenendo quel sistema di controllo naturale degli odori — basato su probiotici e privo di pesticidi — che è ormai il marchio di fabbrica del brand.
Non siamo davanti a una semplice sneaker open-air, ma a una dichiarazione d’intenti. È la dimostrazione che la sostenibilità non deve essere un compromesso, ma può diventare il motore per creare un design più leggero, funzionale e, finalmente, più gentile nei confronti del pianeta.

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