Veronica, come e quando hai iniziato ad arrampicare? C’è stato un momento particolare in cui hai capito che avresti potuto eccellere e che questo sport poteva diventare qualcosa di più di un semplice hobby?
Ho iniziato ad arrampicare quando avevo cinque anni e mezzo. Il mio padrino Danny Ho mi ha fatto conoscere questo sport straordinario e ha subito visto qualcosa di speciale in me. Il momento in cui ho capito che l’arrampicata poteva essere più di un hobby è stato probabilmente quando ho iniziato a gareggiare a sei anni. Ricordo l’incredibile emozione che provavo quando riuscivo a completare vie che all’inizio sembravano impossibili. A sette anni già dichiaravo i miei sogni olimpici! Danny ha coltivato il mio amore per l’arrampicata rafforzando al tempo stesso la mia fiducia in me stessa e la mia capacità di problem solving. È allora che ho capito che non si trattava solo di divertimento: era la mia vocazione.
Parliamo di Fish Eye. Come ti sei approcciata a questa via e quali sezioni sono state le più difficili per te? Hai mai dubitato di riuscire a completarla?
Fish Eye è stata incredibilmente difficile! La parte più complicata è stata sicuramente la resistenza: 50 metri erano molto oltre qualsiasi cosa avessi provato prima, visto che la mia lunghezza massima precedente era di soli 31 metri. L’inclinazione di 35 gradi e le sequenze tecniche hanno richiesto tutta me stessa. Sinceramente, durante le due settimane di tentativi e fallimenti ho avuto momenti di dubbio. La corda diventava sempre più pesante man mano che salivo, e non ero pronta a questo. Ma i miei allenatori David e Toni mi hanno preparata molto bene, sia mentalmente che fisicamente. Ho imparato a restare calma, a prendermi pause strategiche per recuperare e a fidarmi della mia preparazione. La fiducia non nasce dall’arroganza, ma dalla preparazione.
So che quando sei arrivata in Spagna hai studiato diverse vie prima di decidere, insieme al tuo team, che Fish Eye potesse essere quella giusta per te. Immagino che la tua altezza e l’apertura delle braccia ti precludano molte vie, almeno per ora: come affronti questo aspetto?
Hai perfettamente ragione: la mia statura limita alcune opzioni di via. Durante quella settimana di ricerca con i miei allenatori, abbiamo dovuto valutare attentamente la distanza tra le prese e l’allungamento richiesto dalle via. Ma ho imparato che l’arrampicata non riguarda solo le caratteristiche fisiche: conta la tecnica, la creatività e la capacità di trovare soluzioni alternative. A volte essere più piccola significa che devo essere più dinamica o trovare sequenze diverse rispetto a quelle che userebbe un climber più alto. I miei allenatori mi hanno aiutata a superare questi limiti puntando sui miei punti di forza: flessibilità, tecnica e capacità di problem-solving. Lo vedo più come un rompicapo interessante che come uno svantaggio.
Con Fish Eye sei finita sotto i riflettori. Come stai vivendo questo momento?
Finire al centro dell’attenzione è stato travolgente, ma entusiasmante! Mi sorprende che persone in tutto il mondo siano interessate al mio percorso nell’arrampicata. È surreale pensare che battere questo record mondiale abbia ispirato così tante persone. Sono grata per tutto il sostegno, ma cerco di restare con i piedi per terra e di ricordarmi che questo è solo l’inizio del mio cammino. I riflettori portano con sé responsabilità: voglio essere un modello positivo per altri giovani arrampicatori, soprattutto per le ragazze. A volte la pressione è tanta, ma la mia famiglia e i miei allenatori mi aiutano a concentrarmi su ciò che conta davvero: il mio amore per l’arrampicata e il miglioramento continuo.
Data la tua età, sono curiosa di sapere come trascorri le tue giornate: chi ti accompagna nel tuo percorso sportivo? Quanto tempo dedichi all’allenamento e ad altre attività non legate all’arrampicata?
Le mie giornate sono attentamente bilanciate tra arrampicata, scuola ed essere una bambina normale! Mia madre Vivian gestisce tutto dietro le quinte. Mio padre Alan è il mio compagno costante: ha fatto sacrifici incredibili, arrivando persino a farsi male durante il nostro viaggio in Spagna, ma senza mai smettere di sostenere i miei sogni. I miei allenatori creano programmi di allenamento strutturati che non mi sovraccaricano. Frequento regolarmente la scuola e amo anche altre attività come nuoto, corsa e taekwondo—ho persino preso la cintura nera! La mia famiglia si assicura che io abbia tempo per amicizie e gioco. L’arrampicata non mi sembra mai un lavoro, perché sono circondata da persone che la rendono divertente aiutandomi al tempo stesso a eccellere.
Parli di arrampicata con i tuoi compagni di classe e coetanei, anche se magari non condividono la tua stessa passione?
Sì, adoro raccontare le mie avventure di arrampicata ai miei compagni di classe! La maggior parte di loro la trova affascinante, anche se non arrampicano. Sono sempre curiosi delle vie su cui sto lavorando e si entusiasmano quando raggiungo nuovi traguardi. Alcuni pensano che sia pazzesco che io resti appesa a delle pareti di roccia, ma mi sostengono e sono orgogliosi di avere una “amica da record mondiale”. Cerco però di non parlare solo di questo, voglio ascoltare anche i loro interessi. In realtà è bello a volte parlare di cose da bambini normali. I miei compagni mi aiutano a restare con i piedi per terra e a ricordare che c’è un mondo intero oltre l’arrampicata.
C’è qualcuno che ti ispira nel mondo dell’arrampicata?
Chris Sharma è sicuramente una delle mie più grandi ispirazioni! Il fatto che abbia chiodato Fish Eye lo rende ancora più speciale per me. La sua creatività e il suo spirito pionieristico nello sviluppo delle vie mi stupiscono. Ammiro profondamente anche i miei allenatori Liu Yong-Bang e Xiao Ting, che mi hanno insegnato che “l’impegno non garantisce il successo, ma arrendersi porta sempre al fallimento”. Mi hanno mostrato come affrontare le sfide con resilienza. Il mio padrino Danny Ho continua a ispirarmi ogni giorno con la sua fiducia nelle mie capacità. Questi arrampicatori e allenatori non eccellono solo tecnicamente, ma incarnano i valori e la mentalità che rendono l’arrampicata bellissima.