Verso Chamonix con Michele Meridio

WORDS → Davide Fioraso

DATE → 2026-08-19

La nuova avventura con Altra e il sogno della prima 100 km.

Se c’è un territorio che nell’ultimo decennio è stato una vera e propria fucina di talenti della corsa in montagna, quello è senza dubbio il Vicentino. Mi sono chiesto spesso il perché. Sarà l’influenza dei Berici, saranno le Piccole Dolomiti, sicuramente è l’effetto di una forte tradizione sportiva e di un profondo senso di comunità. In questo vivaio d’eccellenza, Michele Meridio è ormai una certezza consolidata, in grado di incarnare alla perfezione la solidità e la passione di una scuola che continua a sfornare protagonisti di livello.

«Forse non sarà il posto più bello in assoluto, ma le nostre zone possono offrire tantissimo a chiunque voglia allenarsi o semplicemente avvicinarsi al mondo outdoor. D’inverno i Colli Berici sono perfetti per correre o pedalare sui sentieri, mentre d’estate abbiamo le Piccole Dolomiti, montagne decisamente tecniche e impegnative. Chi inizia qui affronta subito le vere difficoltà di questo sport, mentre per chi è già allenato rappresentano un banco di prova eccezionale. Il livello degli atleti locali mi ha sempre stimolato a migliorare e mi ha permesso di condividere uscite di qualità con tanti amici. Qui sono nate alcune delle gare storiche, come la Maratona Alpina o la Trans D’Havet, un’eredità che ancora oggi spinge molte persone ad avvicinarsi a questa disciplina».

Il trail running rappresenta oggi il cuore del suo percorso professionale e personale. Negli anni Michele ha costruito la sua identità atletica attraverso costanza e continua ricerca della performance, spostando gradualmente l’asticella verso competizioni sempre più prestigiose. Con un passato in pista, la sua parabola è la dimostrazione di quanto sia sottile il confine tra velocità e resistenza. Oggi, alla corsa, affianca gli studi in Scienze Motorie e il lavoro come personal trainer, riuscendo a bilanciare con naturalezza sport di alto livello, formazione e professione.

«Per me lo sport è uno stile di vita a 360° e negli anni ho capito fino a che punto mi facesse stare bene. Non mi è mai pesato dedicare tempo a scoprire come funziona il nostro corpo, come migliorare le prestazioni o come recuperare da un infortunio. Per questo ho deciso di iscrivermi alla facoltà di Scienze Motorie (che finirò a settembre) e approfondire la materia sul piano scientifico. Parallelamente agli studi ho iniziato a lavorare in palestra; sentivo la necessità di mettere in pratica, su me stesso e sugli altri, quello che studiavo nei libri. Questo mi ha permesso di crescere molto, imparare ad approcciarmi alle persone, comprendere quanto ogni percorso sia unico e soggettivo».

Il suo palmarès inizia a popolarsi nel 2021 con una costante sequenza di podi nelle gare da 20 km. Nel triennio successivo aumenta le distanze, affermandosi come protagonista della categoria Marathon in appuntamenti di rilievo internazionale: da Istria a Julian Alps, da Mozart a Snowdonia. Il 2025 segna un’ulteriore svolta: spiccano la vittoria a Seoul nella SKY50 e l’esordio sulle 80 km, con un 7° posto assoluto alla Lavaredo 80K e la partecipazione a Templiers, una delle gare più iconiche del panorama europeo. A gennaio 2026, Michele è entrato ufficialmente a far parte del team Altra Running.

«Dopo cinque anni in Brooks, che mi hanno permesso di crescere, sia come atleta che come persona, a inizio 2026 è arrivato l’ingresso in Altra. I primi contatti sono avvenuti alla fine dello scorso anno, necessari per approfondire la visione del brand e le loro tecnologie. Il progetto, la filosofia e l’energia positiva delle persone incontrate mi hanno conquistato subito. Sentivo che era la direzione giusta, così abbiamo iniziato questa nuova avventura. Entrare in un nuovo team, conoscere colleghi, è sempre stimolante, così come scoprire e testare nuovi prodotti. Dare i propri feedback è un aspetto che amo particolarmente: portare la prospettiva dell’atleta, senza dimenticare che il prodotto deve essere “venduto” a qualsiasi utilizzatore, mi permette di comprendere a fondo il lavoro di sviluppo e le dinamiche che ci sono dietro ogni scarpa. Sono davvero felice: in questi primi mesi mi sono sempre sentito ascoltato, capito e valorizzato».

Per Michele, il calendario 2026 non è una semplice lista di pettorali, ma la mappa di un viaggio consapevole. Ogni gara racconta qualcosa di preciso: come vuole crescere, dove intende arrivare. E come in ogni viaggio che si rispetti, la prima parte di stagione ha riservato imprevisti, cambi di rotta, momenti esaltanti e battute d’arresto. Se l’annullamento di Tenerife Bluetrail si è trasformata in un’occasione di condivisione e allenamento, il vero debutto è arrivato con un ottimo 2° posto alla Dolomiti Beer Trail, gara tutt’altro che banale. È seguita poi la parentesi amara della Transvulcania, un DNF su un tracciato severo e spettacolare, ma la risposta non si è fatta attendere. Con l’inizio dell’estate, Michele ha conquistato un 2° posto di peso alla DXT 72K, prova estremamente tecnica e muscolare, per poi fare ritorno sulla Lavaredo 50K: quarta partecipazione e un “personal best” in 4h24’ che ha molto da raccontare.

«Nella scorsa stagione, provando gare da 80 km come Lavaredo e Templiers, ho scoperto quanto mi piaccia ”stare fuori”. Cercare di correre forte, provare qualcosa di nuovo e capire come avrebbero risposto il corpo e la testa. L’obiettivo 2026 era proprio quello di prendere confidenza con questa distanza.

Siamo partiti con la preparazione invernale puntando Tenerife 47K, ma il maltempo ha sconvolto i piani. Non volevo presentarmi a La Palma senza un test intermedio, così ho ripiegato sul DBT: pur senza essere al top della forma, le sensazioni sono state buone. Per Transvulcania Ultramarathon, una delle gare più affascinanti in assoluto, mi ero allenato bene. Avevamo studiato tutto nei dettagli, e fino al cinquantesimo chilometro andava esattamente secondo i piani. Poi ho iniziato a fare fatica, tanta fatica e avere problemi di stomaco che non mi hanno permesso di mangiare. Nell’ultima discesa sentivo che le energie si stavano esaurendo; a 11 km dal traguardo il medico mi ha visto barcollare e mi ha fermato per accertamenti. Essere bloccato a un passo dalla fine fa male, soprattutto quando ti senti pronto, ma col senno di poi è stata la scelta giusta. Questa esperienza mi ha insegnato molto, soprattutto mi ha fatto capire che in queste distanze non si lascia nulla al caso.

Nei mesi successivi ho cercato di far tesoro di quell’errore. Quando mi sono presentato alla DXT volevo mettere in pratica quanto imparato: godermi il viaggio, fare fatica col sorriso e sentirmi grato per ciò che faccio. Ho chiuso la mia prima gara notturna conquistando un secondo posto che mi riempie d’orgoglio, pur consapevole di avere ancora ampi margini di miglioramento. Appena due settimane dopo, era già ora di LUT50. Un azzardo, visto il poco tempo di recupero, ma a Cortina ci sarei stato a prescindere e volevo giocarmi le mie carte. Per me la LUT è casa: ogni anno sa regalarmi qualcosa di unico, un mix denso di ricordi, emozioni e motivazioni. Chiudere con quel tempo, senza aver allenato ritmi così veloci, mi ha riempito di soddisfazione. Probabilmente la gara che ho gestito meglio da quando ho iniziato a correre.

Ho trascorso cinque settimane a San Vito allenandomi da solo tra i sentieri (e scrivendo la tesi): avevo bisogno di certezze, di sentire che la direzione fosse quella giusta. Sono tornato a casa con una carica di energia positiva e la determinazione ideale per affrontare i prossimi appuntamenti». In questi giorni Michele sta finalizzando la sua preparazione a Livigno in compagnia di Lorenzo Beltrami e Roberto De Lorenzi. Un’altra tappa di un viaggio che continua e che ora si appresta a vivere uno dei suoi capitoli più intensi. Ad agosto lo aspetta un traguardo a tre cifre: la sua prima 100 km. Non una gara qualunque, ma CCC, finale delle UTMB World Series in questa categoria.

«Quest’anno ho deciso di fare il salto verso la mia prima 100. È una cifra che fa un po’ paura, ma che allo stesso tempo accende qualcosa dentro. E perché non farlo nel palcoscenico più importante al mondo? Per arrivare al top a un appuntamento come CCC, serve una spinta profonda. Qualcosa che ti faccia svegliare ogni mattina con il desiderio di metterti alla prova e superare l’ennesimo limite. Senza questa fame, in uno sport duro come il nostro, non si va lontano. Per questo ho trascorso tre settimane a Livigno per un blocco di carico intensivo in vista di Chamonix.
È stato davvero motivante allenarsi con Roby e Lore, che oltre ad essere dei cari amici sono anche dei fortissimi atleti da cui prendere spunto; ci siamo supportati e spronati a vicenda. Non tutti i giorni sono stati “facili”, ma condividere la fatica rende tutto più bello. Sento di aver fatto le cose per bene; ora mi aspettano due settimane altrettanto impegnative, che passerò tra Lagorai e Dolomiti, prima di iniziare il tanto amato tapering. Non nascondo un pizzico di ansia: sarà un banco di prova importante, in cui ho investito tempo ed energie. Quello di cui sono certo è che il percorso fatto finora, tra allenamenti, camp, trasferte e amici, sarà la mia benzina durante la gara e non mollerò facilmente pensando a questi momenti. Cercherò la prestazione migliore sperando nella giornata perfetta. Vediamo dove mi porteranno questi 100 chilometri».

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