Vincere non basta

WORDS → Francesca Robasto

DATE → 2026-01-05

Tra giorni per la Speed Factory, i nuovi intersuola 2026 e una verità scomoda: la testa decide più delle gambe. Poi 24km sul Brünnstein per testare tutto sul campo.

Oberaudorf, Baviera. Dynafit ha spostato qui il proprio quartier generale dall’inverno 2024: R&D, product management, vendite, comunicazione e un centro riparazioni per equipaggiamento sci alpinismo e trail. La Speed Factory è a pochi chilometri dal confine austriaco, in una zona che il brand ha scelto come base operativa per sviluppare prodotto e seguire atleti. In occasione dell’Oberaudorf Trail Festival – evento alla seconda edizione di cui Dynafit è main sponsor – il brand invita un gruppo di giornalisti per tre giorni: mostrare il dietro le quinte dello sviluppo materiali, ascoltare una delle atlete di punta del team, chiudere con una gara vera. L’obiettivo è semplice: far vedere dove nascono le scarpe, chi le testa ai limiti e come funzionano su 1.473 metri di dislivello.

Il tour della sede parte dalla zona R&D, dove il team prodotto lavora su soluzioni destinate al mercato 2026-2027. Focus principale: evoluzione degli intersuola. Stack sempre più alti, materiali più reattivi, durabilità estesa. Dynafit sta introducendo scarpe con Supercritical EVA, processo che prevede l’iniezione di gas durante la creazione del materiale. Rispetto all’EVA tradizionale, il risultato è una struttura cellulare molto più omogenea e compatta, con celle di dimensioni ridotte. Tre vantaggi concreti: maggiore durabilità nel tempo (le celle non cedono prematuramente), possibilità di ridurre la densità del materiale mantenendo reattività elevata, aumento della morbidezza senza perdere ritorno di energia. Gli atleti del team – utilizzati come primi tester sul campo – confermano un feedback costante: oltre al comfort immediato, il recupero post-allenamento risulta più rapido. A parità di chilometri settimanali, l’effort muscolare si riduce grazie all’ammortizzazione progressiva e alla risposta dinamica dell’intersuola. Vantaggio rilevante per chi macina volumi alti in preparazione. Parallelamente, Dynafit sta sviluppando piastre in carbonio specifiche per il trail: non rigide e a forma di S come quelle da strada, ma quasi piatte, con geometria aperta (simile a una H) per permettere al piede di adattarsi alle asperità del terreno. Il materiale è un mix plastica-carbonio, abbastanza flessibile da assecondare superfici irregolari senza compromettere la stabilità. Le prime applicazioni di queste innovazioni sono già visibili sulla Ultra 100 V3, presentata durante il press camp e in arrivo nel 2026, che presenta stack leggermente più alto rispetto alle generazioni precedenti e intersuola con morbidezza e risposta dinamica aumentate.

Seconda giornata, keynote con Rosanna Buchauer. Atleta tedesca del team Dynafit dal 2021, curriculum che alterna podi a DNF e infortuni. Il suo speech non si concentra sui successi, ma sui fallimenti come strumento di crescita.

Buchauer racconta il 2022: quinto posto alla CCC UTMB (101km), vittoria e record del percorso all’Eiger Ultra Trail (51km) e al Kaiserkrone Trail Marathon. Anno straordinario, risultati ai vertici. Poi il 2023: quinto posto ai Mondiali di trail running (Trail Long), ma anche DNF alla CCC e infortunio serio alla gamba che la blocca per un mese. «È stato in quel momento che ho capito quanto fosse determinante il lavoro mentale. L’allenamento fisico mi è sempre venuto naturale, ma la testa decide più delle gambe quando arrivi al 70° chilometro di una ultra».

Da lì, dal 2023, inizia il lavoro con un mental coach e lo sviluppo di tecniche per gestire i momenti di crisi in gara. Il 2024 porta nuove vittorie: primo posto alla Lavaredo Ultra Trail (121km) e al Großglockner Ultra Trail (57km), terzo posto alla CCC UTMB. Ma il 2025 si apre di nuovo con difficoltà: secondo posto al Chianti Ultra Trail (75km), poi DNF a Western States e, ai Mondiali di trail running, caduta con trauma cranico e breve perdita di coscienza. Un mese di stop forzato.

Una delle tecniche più efficaci sviluppate con il mental coach, racconta Buchauer, è quella della ”disco ball”: immagina una sfera luminosa – come quelle delle discoteche – all’interno della quale si muovono tutte le voci della sua mente. Ci sono i pensieri positivi: l’incitamento di amici, familiari, fan, la soddisfazione di essere lì dopo mesi di allenamento. E ci sono quelli negativi: ”non ce la faccio più”, ”il mio corpo non regge”, ”voglio solo sedermi e smettere”.

La chiave sta nel parlare a sé stessi con gentilezza, senza rimproveri. ”Quando arrivo a una sezione difficile e sento che sto soffrendo, non mi dico ‘devi spingere, sei debole’. Mi dico: va bene, riduci leggermente il ritmo, recupera energie, ricaricati per la prossima parte. E se un pensiero negativo diventa troppo invadente, lo immagino come un ospite sgradito: lo ringrazio e lo invito a uscire dalla mia testa.”

Un approccio che ribalta la narrativa del ”no pain, no gain” e mette al centro l’ascolto del corpo e della mente come strumenti di performance, non ostacoli da ignorare.


Terza giornata, si corre. L’Oberaudorf Trail Festival offre quattro distanze – 12km (S), 24 km (M), 42 km (L) e 56 km (XL). La Brünnstein Speed (M), è quella scelta per testare sul campo quanto visto nei giorni precedenti.

Il percorso apre con sei chilometri veloci e ondulati, poi cambia registro: tre chilometri di salita con 650 metri di dislivello positivo verso il Brünnstein, a 1.634 metri. Si parte su strada forestale, ma il tracciato diventa subito tecnico su trail fino alla vetta che dà il nome alla gara. La discesa è impegnativa, con tratti piatti che si alternano a sezioni in calo verso Rechenau, dove bisogna macinare gli ultimi metri di dislivello prima che i trail veloci riportino al Kurpark di Oberaudorf. Le condizioni sono ideali: si parte alle 10°C con cielo coperto che si apre man mano, il bosco rimane umido e mantiene l’aria fresca durante la salita intensa. L’aid station al nono chilometro è ben rifornita con gel e liquidi, la segnaletica chiara per tutto il percorso. Per una seconda edizione, l’organizzazione convince.

Sul fronte risultati, Hannes Namberger – atleta di punta Dynafit – vince la distanza L (42km), con ottimi posizionamenti per atleti Dynafit in tutte le distanze. Una presenza che rafforza il legame tra brand, territorio e community. Sul campo, test della nuova running vest Dynafit 2026: stabilità eccellente, aderenza al corpo senza punti di frizione. Il dettaglio più interessante riguarda il concetto ”sistema” che Dynafit porta avanti da tempo e che nel 2026 evolverà in termini di fantasie e materiali. La nuova collezione integrerà un pattern catarifrangente stealth: neutro di giorno, diventa altamente visibile di notte quando colpito da luci di auto o frontali, con una geometria che richiama il logo Dynafit, il leopardo delle nevi. L’idea è costruire outfit completi – dalla calza alla scarpa, dalla parte bassa a quella alta – che lavorino insieme non solo per funzionalità, ma anche per estetica e sicurezza.

Tre giorni a Oberaudorf restituiscono un’immagine precisa del percorso che Dynafit sta seguendo: innovazione tecnica basata su test atleti reali, focus sul recupero e sulla durabilità dei materiali, approccio ”sistema” che integra ogni elemento dell’equipaggiamento. Il keynote di Buchauer aggiunge un livello ulteriore: il prodotto più performante serve a poco se la testa non regge. E forse è proprio questo il valore del press camp – vedere dove nascono le scarpe, ascoltare chi le usa ai limiti, testarle su 1.473 metri di dislivello. 

Perché il trail running, alla fine, è sempre una questione di gambe, testa e terreno sotto i piedi.

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